Da oggi c'è un Governo nella pienezza dei suoi poteri. Non è il Governo che volevamo, per il quale ci eravamo battuti e impegnati. Non è lo schema politico che immaginavamo ed è molto distante ciò che si aspettava: nasce perchè il PD ha voluto agire nell'interesse del Paese, perchè nelle condizioni attuali non c'erano alternative percorribili (grazie anche ai 101 farabutti che hanno affossato Prodi fin qui e perchè forse volevano tutto ciò). E contestualmente il Partito Democratico deve immediatamente aprire la propria fase congressuale perché quello che è accaduto è grave e profondo e va affrontato alla radice, non avendo più alcuna paura di cambiare, voltare pagina e chiarisi una volta per tutte su cosa deve essere il PD.

Ci attendiamo che questo Governo agisca nel concreto su molte cose da troppo tempo lasciate a giacere. Conosco Enrico Letta e lo stimo, ho fiducia in lui ed in molti suoi ministri (mentre su altri ho gigantesche perplessità); è chiaro, però, che adesso bisogna rispondere alle emergenze di un Paese che soffre e dimostrare con i fatti di voler fare sul serio. Non sono giorni semplici e non è facile per molti di noi, neppure per me, digerire questo Governo.

Bisogna fare i conti con la realtà, che è diversa da come vorremmo che fosse: la realtà non si può respingere nè rifiutare, ma si può tentare di cambiarla. Allora adesso bisogna partire dalla realtà delle difficoltà estreme in cui versa larga parte del nostro Paese e mettere al centro dell'azione di governo la risposta al bisogno endemico di lavoro, al dramma degli esodati, al rifinanziamento della cassa integrazione, alla carenza di prospettiva e fiducia per tanti giovani (e non solo) che di fronte alla realtà italiana decidono - quando possono - di fuggire all'estero oppure di rimanere qui vivendo nella rassegnazione. E tante altre priorità su cui avremo modo di discutere di un Paese in cui la disperazione avanza in maniera preoccupante (come ci ha dimostrato la sparatoria davanti a Palazzo Chigi del 25 aprile scorso)

Bisogna accelerare sulle riforme istituzionali, ma se non ci sono le condizioni bisogna trovare il modo di farne almeno una: quella della legge elettorale. O la si cambia o la si cancella tornando al precedente sistema di voto, che aveva tante pecche ma almeno consentiva a tutti i cittadini di votare direttamente il proprio rappresentante (come abbiamo noi con le primarie). Assieme ad altri deputati avevo chiesto che se anche non si fatto un Governo, questo problema fosse comunque affrontato in tempi brevi.

Finalmente la prossima settimana si insedieranno le Commissioni permanenti (avevamo chiesto si facesse anche prima): io farò parte della Commissione Finanze. E' una commissione importante, nella quale mi impegnerò al massimo delle mie capacità per contribuire a cercare comunque di cambiare le cose e vigilare affinchè le azioni di questo Governo siano comunque orientate - come ha promesso Letta - all'interesse generale del Paese. Non sarà facile, ma ce la metterò tutta.

Alla prossima,

Marco