Questa settimana non una newsletter classica, ma commento e valutazioni sul referendum. Dalla prossima riprenderanno gli aggiornamenti tematici.

Finalmente il referendum costituzionale si è celebrato. Ha emesso il proprio verdetto, che è stato netto e incontrovertibile. L’affluenza, a livello da record (68,4%) per un referendum, fa del 4 dicembre una festa per la democrazia italiana. Le urne hanno consegnato un risultato chiarissimo: ha prevalso il No alla riforma costituzionale (qui tutti i risultati). Un responso che va pienamente accettato senza accampare scuse o alibi: sia perché sarebbe ridicolo (come lo è stato annunciare, alla vigilia che si sarebbe comunque fatto ricorso se avesse vinto il Sì, come qualcuno ha detto o denunciare preventivamente brogli e complotti tramite matite dal tratto cancellabile); e principalmente perché quando il popolo si esprime va rispettato sempre, anche quando l’esito non piace e specialmente quando la partecipazione è così ampia.

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Stasera, mercoledì 7 dicembre a Forlì alle ore 20.45 in Sala Donati (Corso Diaz, 111) è prevista una riunione aperta a chi ha sostenuto il Sì al referedum per commentare i risultati e la situazione attuale. Se sei tra questi, ci vediamo lì!

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GRAZIE - Bisogna ringraziare le tantissime persone che in maniera si sono impegnate in questa campagna referendaria, in entrambi gli schieramenti; ma mi sia consentito di rivolgere un ringraziamento particolare ai tantissimi con cui ho compiuto questo lungo percorso a sostegno della riforma costituzionale, per me cominciato l’8 aprile del 2014 quando si è avviato in parlamento il lavoro sul testo (durato poi due anni e molte centinaia di ore). Dal 18 aprile di quest’anno al 2 dicembre, sono intervenuto personalmente in quasi 160 incontri, a cui ne vanno aggiunti moltissimi altri promossi dai comitati sorti a sostegno del Sì; e poi banchetti, volantinaggi, telefonate, sms... Grazie, dal profondo del cuore, per la passione e l’impegno che ci avete messo. Uno sforzo che ci ha premiato con il risultato ottenuto sul territorio, tra i migliori in assoluto sia come affluenza che come affermazione del Sì. Decine di migliaia di “sì” che saranno, per forza di cose, un riferimento a tutti i livelli: è però una magra consolazione, che non cancella l’amarezza per la sconfitta nazionale. Qui trovi una mia intervista al Carlino a commento dei risultati locali.  


E ADESSO? - Moltissimi mi chiedono: “e ora cosa succede?”. Beh è evidente che non finisce qui: le idee, le passioni, i sogni restano. Continueremo a batterci per ciò in cui crediamo ripartendo da quel 40% di italiani che hanno espresso con il proprio voto un’opzione di cambiamento che ha avuto e avrà in Matteo Renzi la propria guida (a proposito: eccezionale il discorso con cui ha annunciato le dimissioni, riguardalo qui), ma non è e non potrà essere certamente un progetto solo del PD e solo “renziano”. Occorre andare oltre le sigle, le etichette, le sciocche classificazioni di corrente: la politica ha un senso se ha lo scopo di costruire qualcosa. Se si fa “contro” qualcuno (errore che abbiamo visto commettere con una certa frequenza) può anche arrivare a consentire di vincere un’elezione; ma non certo a far nascere e realizzare un progetto concreto. 

LA RESPONSABILITA' - E’ quello che dovranno dimostrare, tra gli altri, anche i vari leader del fronte del No, collaborando a compiere la scelta che, nelle condizioni date, si ritiene più utile all’Italia e non a questo o quel partito. Dopo le dimissioni (giuste) del Presidente del Consiglio, vedo solo due strade: la prima è la costituzione di un Governo che abbia la fiducia in primis delle forze, almeno le più rilevanti, che hanno sostenuto il NO e ovviamente, a seguire, anche del Partito Democratico e delle altre forze che sostenevano il precedente Esecutivo. Altri governi non sarebbero utili al Paese: la riedizione di un governo tecnico nello stile di quello Monti-Fornero sarebbe alquanto negativa; lo sarebbe anche un governo che fosse sostenuto solo da PD; mentre un governo di responsabilità nazionale, in cui tutte le forze politiche principali del Paese ci mettono un po' del proprio, sarebbe utile. E forse anche un segnale apprezzabile. 

Conosco già l’obiezione: “Marco, non ci staranno mai, è impossibile che si assumano una responsabilità”. Non ci stanno? Non vogliono assumersi l’onore e l’onere di fare la propria parte per dare una mano all'Italia? A quel punto rimane una sola scelta, ed è la seconda strada: le elezioni anticipate. Con la consapevolezza che, in ragione dell'esito del referendum, nei prossimi anni sarà di fatto impossibile andare verso una democrazia dell'alternanza, a vocazione maggioritaria, come in tanti avremmo voluto. 

TIRARE A CAMPARE? NO GRAZIE - Perchè una cosa è certa: non possiamo permetterci mesi di stallo o governi che tirino a campare fino al febbraio del 2018 per garantire il posto a chi ha paura di perderlo o il vitalizio a chi, altrimenti, rischia di non maturare i requisiti per ottenerlo. Da troppi anni assistiamo a questo spettacolo e non possiamo permetterci di riviverlo per l’ennesima volta. I cambiamenti, in Italia soprattutto, sono difficili da conquistare e da attuare. Lo sapevamo prima del referendum ed oggi è - se possibile - ancora più chiaro; ma non per questo bisogna smettere di crederci, di provarci, di battersi. Esattamente quello che continueremo a fare, nel rispetto delle idee di tutti.

Mi fa piacere leggere la tua opinione: scrivimi a comunicazione@marcodimaio.info

A presto!

Marco

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