Newsletter n. 231
28 aprile 2018

Ha riscosso un enorme successo di partecipazione la consultazione telematica che ho lanciato tra i lettori della mia newsletter sulla situazione politica nazionale e sul difficile tentativo di formare un nuovo governo. In due giorni sono arrivate oltre 700 risposte tra mail, messaggi su WhatsApp e Facebook Messenger (al momento dell'invio di questa newsletter, 709). Ho cercato di dare un riscontro a ciascuno, ma non sono riuscito a farlo con tutti e me ne scuso. 
Veniamo alla sostanza: che cosa è emerso dalla consultazione?
Il quesito ruotava principalmente attorno all'ipotesi di intesa con il Movimento 5 stelle e ho raggruppato le risposte ricevute (molte delle quali ricche di riflessioni e argomentazioni interessanti) in tre classi: contrari a qualsiasi forma di accordo, possibilisti e disponibili a discuterne, favorevoli all'accordo. Le opinioni sono così raggruppate: 
59% contrario a qualsiasi accordo
28% possibilisti e disponibili a discuterne
13% favorevoli all'accordo. 

Ovviamente dietro a questi dati ci sono molte sfumature; poichè non ho chiesto un semplice "sì o no" bensì di portare argomentazioni e valutazioni, ogni risposta contiene le proprie motivazioni. Ci sono due fattori comuni a pressochè tutte le risposte: la preoccupazione per gli effetti che lo stallo politico può avere sulle prospettiva dell'Italia e le pregiudiziali che il M5S vuole imporre (nome del premier e contenuti del programma). 

Lo scenario è tale per cui qualsiasi decisione verrà presa (e anche io, pur non facendo parte di nessun organo nazionale del partito, dovrò eventualmente decidere come utilizzare il mio voto in parlamento sulla fiducia al nuovo governo) produrrà delle lacerazioni in una parte dell'elettorato. L'errore più grande, però, sarebbe pensare di gestire questa delicata fase politica semplicemente parlandosi tra dirigenti di partito e dimenticare di ascoltare i segnali che provengono dai territori, dalla cosiddetta "base". Con questo spirito ho intrapreso l'iniziativa di interrogare le persone che mi seguono e sono contento di averlo fatto: perchè con le vostre risposte a valanga mi avete dimostrato che c'è ancora tanta gente che ha voglia di interessarsi alla politica e partecipare. Per questo vi esorto a continuare a trasmettermi le vostre opinioni (in particolare chi ancora non lo ha fatto) rispondendo a questa mail o scrivendo a comunicazione@marcodimaio.info.

Giunti a questo punto, in diversi si chiederanno: "bene Marco, quindi tu cosa faresti?". Non sono favorevole ad un accordo di governo con i M5S, l'ho già detto, perchè ritengo inconciliabili le differenze enormi che ci sono. Tuttavia, se dovessi individuare una linea che possa sintetizzare tutti i pareri raccolti e le condizioni in cui ci troviamo, mi muoverei come segue.
Manifesterei la disponibilità al confronto sui contenuti solo se saranno soddisfatte due premesse fondamentali:
eliminare ogni pregiudiziale sui nomi (non è accettabile la condizione "o Di Maio premier o niente" perchè allora significa che si vogliono solo posti e poltrone) e sulle riforme fatte (difficile discutere con chi per cinque anni ha denigrato ogni cosa fatta, se non c'è un netto e deciso ripensamento).
Esaudite queste due premesse si può aprire il confronto sul cosiddetto 'contratto', che in altri tempi si sarebbe chiamato "larghe intese" o spregevolmente "inciucio": e capire se sarà possibile trovare un'intesa con chi ha detto no a tutto, dalle misure contro la povertà alle riforme più importanti, dall'eliminazione del bicameralismo alla partecipazione dell'Italia alle missioni Nato, dal rispetto dei trattati internazionali alle leggi di adesione all'Unione europea, dall'alta velocità Torino-Lione (Tav) al gasdotto trans-adriatico (Tap), dalla riforma del lavoro agli incentivi per le imprese e le partite iva, dalle misure di sostegno al volontariato e al sociale agli investimenti in cultura e sicurezza.

Rimane il fatto che se siamo arrivati fin qui, a quasi due mesi dalle elezioni senza avere un governo, è per l'incapacità del primo partito e della prima coalizione di trovare un accordo. E non è colpa della legge elettorale (qui si spiega perchè con i risultati del 4 marzo NESSUNA legge elettorale avrebbe assicurato una maggioranza chiara, salvo con quella che è stata bocciata in seguito alla vittoria del 'no' al referendum costituzionale); ma della scarsa volontà di trovare una sana mediazione, che è il compito della politica nei sistemi democratici. Gli stessi nei quali il lavoro dell'opposizione, se fatta con dignità, determinazione, spirito costruttivo e disponibilità al confronto, è utile quanto (a volte di più) la maggioranza. 

Questa consultazione e il metodo utilizzato verranno messi a disposizione anche dei vertici del mio partito, che spero possa far propria questa formula e sottoponga l'eventuale decisione di aderire ad un governo di larghe intese assieme ai 'grillini' ad una consultazione tra iscritti ed elettori

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DEF E DATI ECONOMICI - E' stato approvato dal consiglio dei ministri il DEF (Documento di economia e finanza), testo obbligatorio che ogni stato membro della UE deve approvare e che rappresenta la base su cui impostare le scelte successive di politica economica. Non essendovi ancora un governo con pieni poteri (quello Gentiloni è in carica solo per il "disbrigo degli affari correnti"), il testo approvato si limita alla descrizione dell'evoluzione economico-finanziaria internazionale, all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue. Il DEF consente di apprezzare il percorso di risanamento delle finanze pubbliche effettuato nel corso della passata legislatura, percorso che ha segnato il superamento della profonda crisi economica. Il prodotto interno lordo è passato dallo 0,4% del 2014 all’1,5% nel 2017, il rapporto deficit/PIL è costantemente sceso dal 3% del 2014 al 2,3% del 2017 (1,9% al netto degli interventi straordinari a tutela del risparmio e del credito). Il debito pubblico in rapporto al PIL si è stabilizzato a partire dal 2015.
> Lo speciale sul sito del Ministero 

AEROPORTO E INFRASTRUTTURE - Sono tornato sul futuro dell'aeroporto e di altri collegamenti con due interviste, una al Corriere e l'altra al Carlino. Sono convinto che il tentativo degli imprenditori privati che hanno partecipato al bando, reso possibile anche grazie al bando ottenuto con il lavoro fatto qui a Roma, vada sostenuto e incoraggiato il più possibile. Che non significa investire soldi pubblici nella gestione (abbiamo già dato come cittadini), ma puntare sugli investimenti che servono per rendere più competitivo e attrattivo il territorio: completare la tangenziale, mettere in cima alle priorità la Ss67 sia verso la Toscana che verso Ravenna, potenziare i trasporti su ferro, realizzare il collegamento veloce tra Forlì e Cesena. Sorprende leggere le dichiarazioni di esponenti del centrodestra che non perdono occasioni per polemizzare addossando al Pd (sempre questa mania di mettere in mezzo i partiti...) per il fallimento di Robert Halcombe, un imprenditore statunitense che fu l'unico partecipante al precedente bando di privatizzazione. C'è un solo politico coinvolto nella vicenda dell'americano: era del centrodestra e si fece persino fotografare insieme a lui all'atto della firma, assumendo anche un incarico tecnico all'interno di quella società poi miseramente fallita. A volte tacere sarebbe salutare. 
> La mia intervista sul Carlino
> L'intervista al Corriere Romagna

PARCO DELLE FORESTE CASENTINESI - In questi giorni si è tornati a parlare di Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna; lo si è fatto ancora una volta in modo improprio, facendone cioè una battaglia sui nomi. Secondo il centrodestra il problema risiederebbe nel fatto che l'attuale presidente, Luca Santini, è un toscano (il Parco è a cavallo tra le due regioni) e che ora, dopo 10 anni di toscani, servirebbe un romagnolo per rilanciare l'ente. Forse sarò impopolare, ma francamente non sono d'accordo a fare della gestione di una realtà così importante per i nostri comuni montani, una questione di 'romagnolità': sono altre le battaglie su cui dobbiamo far valere la questione territoriale. Santini ha lavorato bene, è apprezzato unanimemente, tanto che si sono moltiplicate in queste settimane le lettere di sostegno, tra cui quelle di tutti i sindaci del versante romagnolo (incluso quella di Tredozio, Simona Vietina, esponente di centrodestra e da due mesi deputata di Forza Italia). Si presti attenzione alle capacità, alla dedizione e alle competenze: stiamo parlando di un Parco nazionale, da poco diventato patrimonio Unesco grazie alla riserva di Sasso Fratino, che deve pensare in grande e non badare agli interessi di bottega. 
> Il sito del Parco

TAIWAN - Questa settimana a Roma ho ripreso i contatti con la rappresentanza diplomatica di Taiwan. Ho incontrato Javier Ching-shan HOU, rappresentante della Repubblica di Cina (Taiwan) in Italia. Abbiamo discusso dei molti argomenti su cui assieme ad altri colleghi ho lavorato nella scorsa legislatura e che dobbiamo riprendere. Tra i principali risultati raggiunti, la legge che ha eliminato la doppia tassazione per cittadini e imprese contribuendo a far salire l’interscambio commerciale tra i nostri due Stati oltre i 4 miliardi di dollari l’anno. Taiwan, nonostante il mancato riconoscimento diplomatico da parte della Cina (e di conseguenza di moltissimi altri stati, tra cui l’Italia) è una realtà tra le più vivaci dell’Asia. Non solo in termini economici, culturali e sociali; ma anche a proposito di libertà civili e diritti individuali.

SIRIA, OSPEDALI APERTI - Ho partecipato con grande piacere ad ICook a Cesena alla cena di beneficienza a sostegno del progetto “SIRIA – Ospedali Aperti” di Avsi, avviato dal nunzio apostolico in Sira Mario Zenari per rendere operativi due ospedali a Damasco e uno ad Aleppo. Toccante la testimonianza di chi opera sul campo. Piccolissimi gesti, che se moltiplicati possono contribuire a rendere concreti aiuti a chi si trova in situazioni veramente drammatiche. 
> Il comunicato stampa

 

Per questa settimana è tutto, alla prossima!

Marco

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