Newsletter n. 263
29 dicembre 2018

La fine del 2018 è particolarmente ricca di avvenimenti e dibattito qui a Roma, dove in parlamento e fuori stiamo combattendo sulla manovra economica presentata dal Governo. Per la prima volta da qualche decennio, infatti, la Camera dei Deputati è riunita tra Natale e Capodanno per discutere la legge di bilancio. Ne parlerò diffusamente più sotto. Questa newsletter, però, è anche l'ultima di questo 2018 e voglio utilizzarla prima di tutto per augurare a tutti voi che mi seguite i migliori auguri per il prossimo anno.
Sarà un anno di grande impegno, avremo modo di fare un bilancio di ciò che è accaduto nei dodici mesi che ci stiamo lasciando alle spalle nell'ormai classico evento di fine gennaio che organizzo ogni anno (presto i dettagli). Spero davvero che il 2019 sia gravido di sorprese, di soddisfazioni e di serenità per ciascuno di voi; e che possiate continuare a seguirmi con la costanza e la partecipazione che mi avete dimostrato fin qui e che ho cercato di ripagare con il massimo dell'impegno di cui sono capace. La vostra vicinanza, per me, è davvero la forza principale che ogni giorno ispira il mio impegno. Grato se vorrete continuare ad esserci!

Un abbraccio, buon anno! :-)

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LEGGE DI BILANCIO LO SPECIALE:
COSA C'E' E COSA NON VA

"Marco ma cosa sta succedendo a Roma?": è la domanda più ricorrente in questi giorni che tante persone mi stanno facendo al telefono, via sms, sui social. Stiamo lavorando sulla legge di bilancio, l'atto più importante su cui ogni anno il parlamento è chiamato a cimentarsi. Per la prima volta, però, per volontà del Governo Lega-M5S la manovra economica (quella che un tempo si chiamava Finanziaria) non è stata esaminata, modificata e discussa nelle competenti commissioni parlamentari. Non è successo nè al Senato nè alla Camera (dove pure ci abbiamo provato occupando la stanza della commissione, la Sala del Mappamondo, fino alle 2.30 di notte, come ho scritto qui). Poi in Aula dopo una serie di forzature regolamentari culminate con un atteggiamento fazioso da parte del presidente Roberto Fico (leggi qui), hanno messo la fiducia e domani - domenica - voteranno definitivamente il testo. Noi rimarremo in parlamento fino all'ultimo secondo utile, per cercare di far sentire in tutti i modi la voce di chi viene penalizzato da questa legge. 
> Il testo completo della legge di bilanico
> Tabelle, dati, cifre e variazioni di bilancio

Di seguito tutti i principali rilievi e i contenuti della legge di bilancio. 

1. IL METODO E' SOSTANZA
La prima cosa per la quale ci stiamo battendo, quindi, è la difesa dell'istituzione del Parlamento, la casa degli italiani, il luogo in cui sono rappresentate le voci e devono avere il diritto di fare proposte i rappresentanti di tutti i cittadini; sia quelli favorevoli al governo che quelli contrari. In una repubblica come la nostra, una democrazia rappresentativa, funziona così. Lega e Movimento 5 stelle, invece, stanno svuotando completamente di significato i luoghi del confronto e delle decisioni impedendo l'esame dei provvedimenti, anche se così importanti come una legge di bilancio. Abbiamo presentato anche un formale ricorso alla Corte costituzionale per violazione dell'articolo 72 della Costituzione che dice esattamente questo: "Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale". Proprio il contrario di quello che è avvenuto in parlamento. 

2. L'ABNORME AUMENTO DELL'IVA 
L'annunciata sterilizzazione integrale delle clausole IVA per i prossimi anni, già limitata al solo 2019, con l'ultimo intervento del governo diventa addirittura un rilancio per gli anni dal 2020 in poi. Lungi dal ridurlo, il costo del disinnesco delle clausole IVA per gli anni successivi al 2019 viene reso ancora più alto, portando l'aliquota ordinaria a regime fino al livello insostenibile del 25,2% nel 2020 e del 26,5% nel 2021! La manovra 2019 ipoteca dunque seriamente la prossima legge di bilancio, che a politiche invariate parte già zavorrata da un onere di almeno 23 miliardi di euro. Si dice: "Sì, ma le clausole di salvaguardia ci sono sempre state". Sempre no, le ha re-introdotte dopo qualche tempo il governo Monti e comunque mai erano state aumentate così tanto di importo. Il Governo, infatti, con questa manovra prevede di incassare 9,4 miliardi per il 2020 e 13,1 miliardi di euro dal 2021 in più rispetto a quanto previsto, raddoppiando quasi la tassazione già prevista.

3. L'AUMENTO DELLE ACCISE PER I CARBURANTI
Ulteriormente incrementate dall'emendamento correttivo del governo, le accise sui carburanti sono innalzate a partire dal 2019 con un aggravio di imposta per i cittadini e le imprese stimato in 400 milioni di euro annui.

4. INAIL: TAGLI ALLA SICUREZZA SUL LAVORO
La nuova disciplina dei premi INAIL riduce effettivamente i contributi dovuti dai datori di lavoro, con uno sconto che ammonta a 410 milioni di euro per il 2019. Ma a pagare il prezzo dello sconto alle imprese saranno i lavoratori in termini di riduzione della prevenzione e delle tutele contro gli infortuni. La nuova disciplina prevede infatti: il taglio di 100 milioni di euro negli anni 2020 e 2021 delle risorse destinate dall'INAIL allo sconto del tasso medio nazionale del premio per specifica lavorazione, relativo all'attività di prevenzione della singola azienda; il taglio di 310 milioni di euro nel triennio 2019-2021 delle risorse strutturali destinate dall'INAIL al finanziamento dei progetti di investimento e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro (rivolti in particolare alle piccole, medie e micro imprese); un'eventuale ulteriore riduzione, per il 2021, in caso di esigenza di copertura finanziaria delle medesime risorse relative all'attività di prevenzione, nella misura massima complessiva di 50 milioni di euro. 
Questo massiccio disinvestimento nella sicurezza e nella prevenzione è destinato a colpire soprattutto i lavoratori delle medie, piccole e micro-imprese, cioè quelli che in tutte le statistiche sugli infortuni risultano più frequentemente esposti alle violazioni delle norme di prevenzione.

5. LA TASSA SULLA SOLIDARIETA' E IL VOLONTARIATO
Con la manovra di bilancio, il Governo abroga la norma che abbatteva al 50% l'aliquota IRES per gli enti non commerciali, innalzandola repentinamente dal 12 al 24% dal 2019. Ad essere colpiti saranno tutti gli enti e gli istituti del sistema non profit: gli enti di assistenza sociale; istituti ospedalieri e di beneficienza; gli istituti di istruzione e di studio; le fondazioni e le associazioni storiche, letterarie, scientifiche, ecc. con scopi esclusivamente culturali; gli istituti autonomi per le case popolari. Da questa tassa il Governo vuole incassare 118 milioni nel 2019, e 157 milioni di euro l'anno per il biennio successivo. Complessivamente si tassano enti che si occupano di contrastare la povertà per oltre 430 milioni di euro in tre anni. Il presidente Conte ha promesso che farà marcia indietro: vedremo se è vero e quali altri tagli farà per trovare i 430 milioni che servono per scongiurare questa tassa. Che per ora, però, entrerà in vigore.

6. REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100
A fronte delle reiterate assicurazioni del governo sull'intangibilità delle risorse destinate alle due misure cardine della Manovra 2019 - il Reddito di cittadinanza e la (contro)riforma delle pensioni - dopo la trattativa con l'Unione europea entrambi i fondi sono stati pesantemente tagliati.
Il Fondo per il reddito di cittadinanza passa da 9 miliardi di euro annui a decorrere dal 2019 ad appena 7,1 miliardi per il 2019 e a poco più di 8 miliardi di euro per gli anni successivi. Contemporaneamente, le risorse che dovevano essere destinate all'assunzione di personale nei centri per l'impiego si riducono da 1 miliardo a 300 milioni di euro.
Di queste risorse - è il caso di ricordarlo - oltre 2,2 miliardi di euro provengono dall'attuale dotazione del REI, per cui le maggiori risorse stanziate dal governo per finanziare il Reddito di cittadinanza non superano i 4,7 miliardi di euro per il 2019.
Analogamente, il Fondo per la revisione del sistema pensionistico si riduce di oltre 2,7 miliardi di euro per il 2019, per effetto del ritardo con cui partirà il nuovo regime, ma aumenta significativamente negli anni successivi, a conferma della dinamica esplosiva della spesa previdenziale negli anni futuri, difficilmente sostenibile anche per una misura temporanea quale quella allo studio del governo. Ancora prima di approvarli, reddito di cittadinanza e quota 100 vengono già tagliati. 

7. I TAGLI ALLE PENSIONI
Tra le misure di risparmio introdotte dal governo per realizzare la correzione dei saldi imposta dall'Unione europea, c'è anche la reiterazione per ulteriori tre anni del blocco delle indicizzazioni delle pensioni a partire da quelle pari a 3 volte il trattamento minimo (circa 1.500 euro mensili). Da questa misura il Governo vuole incassare 2 miliardi e mezzo di euro in tre anni e di questi solo 80 milioni provengono dalle cosiddette "pensioni d'oro": il resto peserà tutto sulle pensioni da 1200 euro netti mensili in su.

8. DISMISSIONI DI IMMOBILI
Un significativo concorso alla correzione dei saldi imposta dalla Commissione UE è attribuito dal governo alla dismissione degli immobili statali e di proprietà di altre amministrazioni pubbliche diverse dagli enti territoriali. Come per le altre misure di privatizzazione, anche in questo caso gli obiettivi di entrata appaiono largamente irrealistici.
Il governo si aspetta infatti di incassare ben 950 milioni di euro nel solo 2019 e altri 300 milioni negli anni 2020 e 2021: un obiettivo che non trova alcuna credibile giustificazione nell'andamento storico delle dismissioni.

9. TAGLIO AGLI INVESTIMENTI STATALI
Nonostante i reiterati impegni al rilancio degli investimenti, assunti del governo anche in sede europea, il maxiemendamento dispone il taglio del Fondo investimenti delle amministrazioni centrali per 2,1 miliardi di euro per il triennio 2019-2021 (700 milioni annui).

10. I TAGLI LINEARI
Nel presentare le misure di correzione dei saldi, il governo ha annunciato l'accantonamento di 2 miliardi di euro da rendere eventualmente disponibili in caso di "sforamento" in corso d'anno dagli obiettivi di bilancio concordati con la Commissione UE. In realtà, dalla lettura delle norme risulta trattarsi di un classico taglio lineare alla spesa dei Ministeri, operante da subìto e destinato a rimanere tale a meno di interventi legislativi successivi. I tagli riguarderanno ministero dell'Economia, Sviluppo economico, Università e ricerca, Infrastrutture e Trasporti.

11. BLOCCO DELLE ASSUNZIONI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Dopo aver annunciato lo sblocco totale del turnover dal 2019 (in realtà già previsto a regime dal 2018 da una norma del governo Renzi) e aver previsto in legge di bilancio almeno 7.500 nuove assunzioni nelle amministrazioni statali, per ragioni di cassa il governo ha dovuto infine disporre il rinvio della presa di servizio degli assunti al 15 novembre 2019, per di più limitato alle assunzioni derivanti dal turnover ordinario dell'anno precedente. Ciò significa che, anzichè i 450mila nuovi assunti annunciati nella PA dal Ministro Bongiorno, in realtà nel prossimo anno nessuna vacanza di organico potrà essere coperta fino a novembre 2019!
Non potranno avvenire nemmeno le nuove assunzioni che l'INPS ha programmato per il 2019, in mancanza delle quali sarà ulteriormente difficile far fronte al carico amministrativo e gestionale derivante dal Reddito di cittadinanza.

Ancora buon anno a tutti, sperando che sia migliore di come si è concluso... Alla prossima newsletter!

Marco

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