Newsletter n. 269
12 febbraio 2019

E' già finita nel dimenticatoio, ma la scelta della Francia di richiamare in patria il proprio ambasciatore "per consultazioni" è un fatto senza precedenti. O meglio, l'ultimo precedente risale al giugno del 1940 quando l'Italia fascista dichiarò guerra alla Francia (e alla Gran Bretagna). Precisiamo: non c'è nulla di male nel costruire legami politici tra leader di paesi diversi uniti da valori comuni. Il governo italiano, però, è andato oltre il tollerabile.
Oltre alle divergenze politiche con il presidente francese Macron, c'è stata una lunga serie di attacchi, illazioni, false notizie (come quelle del franco africano) e minacce che non fanno bene all'Italia. Il tutto culminato con la visita in Francia, non annunciata, del ministro Luigi Di Maio (che è anche vice presidente del consiglio, una carica istituzionale rilevantissima) che ha deciso di incontrare le frange più radicali del movimento dei "gilet gialli", soffiando sul fuoco della protesta e del rovesciamento dell'ordine democratico francese.   
Questo livello di tensione con Parigi, mai raggiunto prima, sta provocando danni ingenti alla nostra credibilità internazionale. Sta confermando il nostro isolamento in Europa e nel mondo e ci sta provocando - in ultima istanza, ma non certo in termini di importanza - problemi economici con opportunità di investimenti francesi svaniti, privati che si sono visti rifiutare commesse, alleati francesi che stanno rivedendo la propria posizione nei confronti dell'Italia.
Il tutto per cosa? Per un mero calcolo elettorale in vista delle elezioni europee del 26 maggio, soffiando su un sentimento anti-francese che i gialloverdi sono abili a rinfocolare ignorando probabilmente tutto della storia dei due Paesi (lo dimostra questa dichiarazione), delle relazioni, di ciò che servirebbe in questo momento. E' intollerabile ed è la dimostrazione ulteriore, come ho detto molte volte in queste newsletter, di quanto la politica estera - che per Salvini e Di Maio va gestita come fossimo in un videogame - sia cruciale per le vicende interne ad uno Stato, la sua economia, il suo futuro. 

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EVENTO CON CALENDA, CON CAMBIO DI ORARIOCi vediamo sabato prossimo con un consueto appuntamento annuale, quello dedicato al bilancio sull'attività svolta nell'anno passato. Un'occasione per incontrarci e lanciare qualche idea per il futuro. Quest'anno lo faremo con un format diverso e un ospite che sicuramente sarà interessante ascoltare: Carlo CALENDA!
Vi aspetto sabato 16 febbraio alle 15 alla Fondazione ”Dino Zoli” (viale Bologna, 288 - Forlì).
> Diffondi l'invito

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I TEMI DELLA SETTIMANA

IL RITORNO IN RECESSIONE - L’informativa urgente del ministro Tria sui dati Istat ha purtroppo evidenziato un governo immerso nella propaganda e sconnesso dalla realtà. E non da oggi. Non molto tempo fa il ministro Savona aveva sostenuto in Parlamento che nel 2019 il pil sarebbe cresciuto del 3 per cento. Poi, portati a più miti consigli, hanno scritto nella legge di Bilancio che sarebbe cresciuto del 1,5 per cento. Poi hanno detto che più probabilmente sarebbe stata dell’1 per cento. Purtroppo l’Istat, i numeri, la realtà, dicono che il 2019 ha già un meno 0,2 sulle spalle. E sempre i numeri dicono che per raggiungere la stima di crescita dell'1 per cento – come il governo si ostina a sostenere – servirebbe per i prossimi tre trimestri di quest'anno tassi di crescita che la nostra economia non vede dal 1988. Con la loro incapacità e protervia ci stanno portando allo sfascio, dobbiamo fermarli.
> Il bollettino Istat

IL DECRETO SEMPLIFICAZIONI, UN FRITTO MISTO SENZA SAPORE - Nonostante il monito del Presidente della Repubblica, la maggioranza continua ad approvare leggi di conversione che come per magia si gonfiano arrivando a contenere tutto e il suo contrario. E dentro ci finisce di tutto, in palese violazione dell’art. 77 della Costituzione e di ben due sentenze della Corte Costituzionale. Il decreto semplificazioni nella sua forma originaria conteneva 12 articoli, con la legge di conversione sono diventati 28. I commi originari erano 39, 152 quelli definitivi. E ancora una volta il Parlamento non viene messo nelle condizioni di poterne discutere i contenuti con modalità e tempi adeguati.
> Il dossier del provvedimento 

DIMENTICATA LA NOSTRA AGRICOLTURA - Le aziende agricole delle nostre terre rimangono a secco: nel “decreto semplificazioni” sono state respinte tutte le richieste di agevolazioni per far fronte ai danni da calamità naturali. Ad altre regioni sì, all’Emilia-Romagna no.
> Leggi il mio comunicato 

UNA MAZZATA PER IL SETTORE "OIL&GAS" IN ROMAGNA - Nel decreto semplificazioni ci sono anche norme dannose per il nostro territorio, come ad esempio la mannaia sul settore 'upstream': una norma che prevede l'aumento di 25 volte i canoni annuali di coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi per tutte le compagnie petrolifere e uno stop di 18 mesi alle ricerche in mare di idrocarburi per realizzare il "Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee". Si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti in Romagna (a Ravenna c'è uno dei poli nazionali del settore), oltre che indebolire ulteriormente l'autonomia energetica del nostro Paese. Inutili gli appelli, gli interventi, le iniziative per cercare di far ragionare il Governo; ma non dobbiamo fermarci qui.

COTIGNOLA - Dopo l’ennesimo grave incidente verificatosi a Cotignola nei pressi dell'intersezione tra lo svincolo autostradale e la SPP 95, ho portato all'attenzione del Governo l’appello lanciato nuovamente dal sindaco Luca Piovaccari, affinché si intervenga con urgenza per la messa in sicurezza di quel tratto. Il Comune di Cotignola, pur non avendo competenze dirette, ha espresso la propria disponibilità a collaborare ad eventuali interventi di messa in sicurezza del tratto, unitamente alla Provincia. Mi auguro che il ministero possa al più presto attivarsi nei confronti di Autostrade con un lavoro di squadra che permetta di dare una risposta concreta al problema.
> Leggi la notizia 

RIMINI E VACCINI - I casi di Rimini ci dimostrano che è necessario ribadire la necessità di un’adeguata copertura vaccinale per evitare rischi connessi alla salute degli individui e della nostra comunità. Ho chiesto al ministero di impegnarsi in azioni comunicative più efficaci, nell’interesse di tutti.
> Leggi il mio comunicato stampa 

ILARIA ALPI - Intitolare il liceo linguistico di Cesena a Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio nel 1994 assieme al suo operatore Miran Hrovatin, è una scelta giusta e condivisibile. Spero altri istituti in Italia scelgano di fare altrettanto. Trovo ridicole le polemiche apparse sui social per l’intitolazione dell’istituto a quella che è stata definita “una comunista, una minaccia per l’Italia, che ha interferito con le operazioni degli agenti segreti”. 
> Leggi il post completo

A CESENA CON LE STUDENTESSEPoche volte mi sono sentito così emozionato come lo sono stato lunedì incontrando le ragazze del corso di "Operatore delle cure estetiche" di Techne, ente di formazione professionale. Un’occasione per raccontare il mio percorso, come funziona l’istituzione, l’importanza che ogni cittadino si interessi alla politica. Nessuna opinione di parte, ma un confronto aperto e ricco di domande.

Un caro saluto e alla prossima newsletter!

Marco

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