La mia intervista a “Il Resto del Carlino”, edizione di Forlì – a cura di Fabio Gavelli

Marco Di Maio, deputato di Italia Viva, sono sconfortanti i dati per l’economia della provincia. Quali strumenti adottare per arginare la crisi?
«I numeri riferiti sul Carlino dal presidente della Camera di commercio certificano i tanti problemi diffusi, soprattutto per le piccole e medie attività. Bisogna far di tutto perché chi fa impresa abbia una strada facilitata. Sul territorio vuol dire abbattere il carico fiscale locale e portare investimenti da fuori».

A quali risorse attingere? 
«Fossi un amministratore locale, mi batterei con tutte le forze perché l’Italia riceva i soldi del Mes, il fondo salva-stati. Solo per l’Emilia-Romagna la stima è di 2,5 miliardi di euro. Ciò consentirebbe ai comuni come Forlì di destinare molti investimenti allo sviluppo del territorio».

Ieri c’è stato il test nazionale di Medicina: è un progetto che a medio termine porterà una ricaduta reale oppure no?
«Sì, condivido in pieno il programma a cui ho lavorato assieme alla precedente amministrazione forlivese e mi fa piacere che la nuova l’abbia proseguito. Fa parte del più ampio progetto Romagna Salute che porterà a una qualità più elevata della nostra sanità. Non solo, ma Medicina suggella che Forlì punta sulla conoscenza e sui giovani». 

In piena crisi del trasporto aereo, la riapertura dell’aeroporto nasce zoppa? 
«Certo, siamo in un momento che penalizza il volo; ma passerà. Il fatto che comincino i collegamenti dimostra che c’è un mercato per il Ridolfi, esito di un lavoro difficilissimo compiuto in tutti questi anni. Lo scalo sarà una grossa opportunità, anche perché gli imprenditori sono radicati sul territorio. Bisogna essere grati a questa cordata». 

Che soluzione auspica per la Ravegnana?
«Una volta pronti gli studi di fattibilità per le tre ipotesi sul terreno, occorre operare una scelta e procedere in modo spedito. Ma senza dimenticare la parte della statale 67 che va verso la Toscana, che va comunque adeguata. E aggiungo la Cervese». 

Anche il presidente della Fondazione la ritiene importante. 
«Basta riprendere in mano il progetto del 2007 che metteva in sicurezza i centri abitati lungo la strada. Sarebbe poi positivo se andasse in porto il progetto della pista ciclabile annunciato dal Comune». 

Altre infrastrutture su cui puntare? 
«I collegamenti ferroviari. Vanno potenziati, in prospettiva saranno i più efficaci e quelli a minore impatto ambientale». 

Dopo il Covid il centro storico è ancora più in difficoltà. Le auto in piazza hanno un senso? 
«Sono d’accordo a facilitare l’accesso, ma le auto in piazza Saffi non sarebbero certo la soluzione a una crisi devastante. Occorre concentrare gli eventi nel cuore della città e va rivista la politica abitativa affinché i forlivesi pensino che ’vivere in centro è bello’. Infine vanno sbloccati certi vincoli urbanistici, perchè i marchi di pregio cercano metrature molto più ampie di quelle disponibili attualmente». 

A proposito di marchi: Esselunga sì o no? 
«Sarebbe positivo se Esselunga venisse a Forlì, ma non mi convince il progetto di via Bertini». 

Perché?
«Cambia le carte in tavola nei confronti degli imprenditori che hanno già investito su quella zona, senza che potessero sapere di questo intervento giunto all’improvviso, a causa di modalità sbagliate assunte dalla giunta comunale. Conseguenza: si è divisa la città, si tacciano tutti i contrari di essere al soldo di chissà quali poteri oscuri. Un’operazione mal posta».

Fabio Gavelli  

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