Le dimissioni dell’assessore comunale all’ambiente di Forlì, Alberto Bellini (che anche pubblicamente, dopo averlo fatto privatamente in più occasioni, invito a ritirare) non devono rappresentare una battuta d’arresto dell’impegno forlivese nei confronti delle politiche ambientali. Anzi, devono stimolare tutti a fare di più e a farlo meglio e a completare i progetti avviati come la raccolta dei rifiuti porta a porta e la realizzazione della società ‘in house’ per la raccolta dei rifiuti. A maggior ragione ora che si riscontrano segnali concreti di inversione di tendenza rispetto al passato da parte della Regione (che ha accettato di concedere un ambito territoriale ad hoc per la costituzione della società in house e avviato uno studio di fattibilità sul progetto), con provvedimenti che vanno nella direzione da noi auspicata come il nuovo piano dei rifiuti e la legge sull’economia circolare. Tutti provvedimenti su cui peraltro hanno lavorato direttamente, tra gli altri, anche i consiglieri regionali forlivesi Paolo Zoffoli e Valentina Ravaioli, da sempre in prima linea come molti di noi su questi argomenti.

L’articolo 35 dello “Sblocca Italia” non è un positivo. Infatti assieme ad alcuni deputati emiliano-romagnoli avevo presentato addirittura un emendamento soppressivo. Respinto quell’emendamento, ho lavorato con i colleghi della commissione ambiente (pur non essendone parte) per modificarlo profondamente ottenendo alcune correzioni significative come, ad esempio, un ruolo determinante per le Regioni che inizialmente non era previsto. Su quella legge è stata poi posta la fiducia, che coerentemente con il nostro impegno politico abbiamo votato.

Abbiamo quindi lavorato sulla Regione, che ascoltando anche le istanze forlivesi ha stretto un accordo con Hera e Iren (unanimemente accolto con approvazione, anche dall’Amministrazione comunale di Forlì) che prevede limitazioni e paletti precisi, tradotti lunedì scorso in una delibera della giunta regionale. E’ sufficiente? No, occorre vigilare sul rispetto di questi impegni facendo anche valere la quota di maggioranza che in quelle aziende è detenuta dai soci pubblici. Bisogna insistere su questo punto. Si può perdere una battaglia, altre si possono vincere, altre ancora si possono vincere solo in parte; è così in politica come nella vita. Quello che conta è continuare a battersi per l’obiettivo primario, anche quando si trovano resistenze e difficoltà dentro la propria famiglia. Per questo avrei preferito che Alberto, con cui ho condiviso il percorso fatto fin qui con le sue asperità e successi, fosse rimasto in squadra da titolare e non da supporter esterno.