Tra forzature regolamentari e strozzature del dibattito, hanno approvato il decreto cosiddetto “sicurezza”. Purtroppo è una bomba ad orologeria sulle nostre comunità.

Perché? Perché si cancellano i permessi umanitari creando un esercito di migliaia di persone irregolari; si distrugge il sistema di accoglienza diffuso sul territorio, lasciando persone che stanno lavorando, imparando la lingua e compiendo percorsi di integrazione senza più un riferimento; si parla di rimpatri, ma non si stanziano i soldi necessari e non ci sono gli accordi diplomatici bilaterali che consentono di attuarli; si rende possibile vendere nel mercato privato immobili sequestrati alla mafia, con il probabile rischio che tornino nelle mani sbagliate.

Di sicurezza qui non c’è nulla: anzi, si creano le condizioni per continuare nella strategia della tensione comunicativa da cui questo governo trae alimento.

Un Paese è più sicuro solo se riesce a promuovere una corretta integrazione, che si può fondare solo su un corretto equilibrio tra diritti e doveri.