Quanta polvere su Banca d’Italia. Questa settimana è l’argomento che tiene banco per effetto di una mozione che abbiamo approvato in parlamento. Proviamo a fare chiarezza, partendo da una premessa: considero sacrosanto (se non doveroso) che il parlamento esprima le proprie valutazioni sul sistema della vigilanza bancaria. Non c’è nessuna norma che lo impedisca e, diciamo la verità, neppure il buon senso. Del resto non potrebbe essere diversamente visto che è proprio una legge approvata in passato dal parlamento ad aver eliminato il mandato “a vita” per il governatore della Banca d’Italia ed è sempre il parlamento che è chiamato ad intervenire e a rispondere ai cittadini per gli effetti che una vigilanza non efficiente del sistema bancario ha prodotto sull’economia e sulla vita di migliaia di persone.
La mozione – qui il testo – che ho votato assieme a molti altri miei colleghi alla Camera dice una cosa molto semplice al Governo (che ha il compito di formulare una proposta di nomina del Governatore al Presidente della Repubblica, cui spetta la decisione finale): scegliete chi volete, ma in ogni caso individuate la soluzione più idonea a rafforzare la vigilanza e a ridare fiducia all’intero sistema bancario italiano. Non abbiamo chiesto e non vogliamo la testa di Ignazio Visco (attuale governatore); anzi, addirittura siamo stati gli unici a votare contro un’altra mozione che era stata presentata dal Movimento 5 stelle e che chiedeva espressamente di non rinnovare Visco e cercare un’altra persona. Abbiamo votato contro solo noi, gli altri (quelli che puntano il dito contro lo “sgarbo istituzionale”) si sono astenuti. Insomma, se fosse stato per loro il parlamento avrebbe approvato un testo che chiedeva senza mezzi termini di cacciare Visco.
Mi chiedo quanti tra i tanti commentatori abbiano letto ciò che realmente era scritto nella nostra mozione: pochi o nessuno, perchè evidentemente faceva più comodo dare una certa interpretazione ai fatti, piuttosto che raccontare i fatti stessi inducendo molte persone in errore. La verità però è questa: il tema Banca d’Italia era all’ordine del giorno per volontà delle opposizioni (che giustamente hanno una quota, proporzionale al peso del gruppo parlamentare, di punti all’ordine del giorno che possono stabilire da soli) e non potevamo sottrarci dal dire la nostra. La nostra posizione è che in Italia il sistema della vigilanza bancaria non sempre ha funzionato bene. Del resto lo sappiamo bene anche in Romagna, dove più di un istituto di credito ha avuto a che fare con Bankitalia e lo sanno bene i piccoli soci delle banche, le imprese, i risparmiatori. Basta parlare con le persone, non è un segreto o una questione trattata in qualche stanza segreta.
Qualcuno in queste ore mi ha fatto notare che con una sola mozione “avete fatto incazzare tutte le massime istituzioni del Paese e persino importanti esponenti del vostro partito“. Questo mi spiace, ma se pensiamo a quanto si sono “incazzati” le centinaia di migliaia di italiani che hanno subito danni finanziari ingenti anche per via della mancata vigilanza sulle banche a cui avevano affidato i propri soldi, forse inquadriamo diversamente il problema.
Ultima considerazione. Qualcuno forse vorrebbe che il parlamento non parlasse di Banca d’Italia e della vigilanza bancaria, questo è evidente. Allora viene da chiedersi quale ruolo, costoro, vorrebbero riservare alla Camera e al Senato, eletti dai cittadini. Forse solo quello di fare da parafulmine, da bersaglio, da foglia di fico per assicurare ad altri di agire indisturbati tanto c’è chi si assume le colpe? Non credo sia utile a nessuno. Il parlamento ha svolto la propria funzione, nel pieno rispetto dei ruoli e dell’autonomia tra i diversi poteri dello Stato. Piacciano o meno, le cose stanno così.

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