Siamo finiti in quello che qualcuno definirebbe un “cul de sac”. Non se ne esce ne con il mercanteggio dei posti, ne con le alchimie. Se ne può uscire solo col tentativo di applicare buon senso e ragion di Stato: quindi un programma snello, chiaro e non interpretabile, che sia sostenuto con il voto di fiducia (perché questo prevede il nostro ordinamento, di chi condivide quegli obiettivi. Sugli obiettivi: vanno bene tutti quelli contro la famigerata “casta”, la nuove legge elettorale e alcuni provvedimenti forti per la legalità, contro corruzione e malaffare; ricordiamo che c’è un dramma in questo Paese, che si chiama Recessione. Il Pil è in calo del 2,4%, la disoccupazione è al galoppo (ci ha detto l’Istat), mentre il disagio e la tensione sociale sono vicinissime al livello di guardia (hanno avvertito i servizi segreti nel loro ultimo rapporto al parlamento).
Possiamo permetterci una legislatura di 3-6 mesi lasciando l’Italia per tutto questo tempo senza una guida? Possiamo dimostrare che il rinnovamento della politica che queste elezioni segnano, sta anche nel far venire prima di ogni cosa l’interesse generale della comunità nazionale e non  quello di parte?
In un altro Paese europeo che non sia la Grecia, di fronte a tutto ciò le forze sane che siedono nel parlamento, si stringerebbero attorno all’emergenza e lavorerebbero insieme per il tempo necessario per sciogliere alcuni nodi. Magari ciascuno rinunciando a qualcosa, ma lo farebbero. Senza ragionare sulla base di simpatie e antipatie. Io ho la presunzione di pensare che lo farà anche l’Italia, che dai suoi momenti più difficili é sempre uscita così, in maniera unitaria.