Sostenere la ripresa economica e dare più peso al portafogli delle persone: è l’obiettivo che vogliamo perseguire con la definitiva cancellazione delle tasse sulla prima casa, cui si è aggiunta la riduzione del 50 per cento l’Imu sulle case date in comodato d’uso a figli o genitori. Il 16 dicembre scorso le famiglie hanno pagato per l’ultima volte le tasse sulla prima casa perché viene mantenuto l’impegno di eliminare l’Imu e la Tasi sulla prima abitazione: una misura che ha anche un valore simbolico, un fattore di fiducia e un sostegno concreto alla ripresa dei consumi. Il tutto garantendo ai Comuni la copertura integrale del gettito incassato fin qui dall’imposta sugli immobili.

D’ora in avanti, quindi, né i proprietari, né gli inquilini dovranno più pagare Tasi e Imu per l’abitazione principale. Questo, però, ad esclusione degli immobili di maggior pregio (categorie catastali A/1, A/8 e A/9, comprendenti anche ville e castelli).

Esenti dal pagamento di Imu e Tasi anche le abitazioni appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinate a studenti universitari soci assegnatari (anche in deroga al requisito della residenza anagrafica), gli alloggi sociali, la casa assegnata al coniuge in seguito a divorzio e separazione e gli immobili di appartenenti alle Forze armate trasferiti per motivi di lavoro.

Inoltre viene ridotta del 50 per cento l’Imu sulle case date in comodato d’uso a figli o genitori, e questo anche nel caso in cui il comodante possieda nello stesso Comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale (purché non di lusso). Viene esentato dal pagamento dell’Imu anche chi cede l’unica abitazione posseduta – sempre se adibita a prima casa nel 2015 – a parenti disabili fino al secondo grado.

Per le unità immobiliari concesse in locazione a canone concordato, Imu e Tasi si applicano con una riduzione del 25 per cento.

Prevista anche, in caso di acquisto di abitazione principale, una imposta di registro con aliquota agevolata del 2 per cento per chi al momento del rogito possiede già un immobile.

Nel complesso, si tratta di misure che interesseranno circa 20 milioni di abitazioni e oltre il 70 per cento dei nuclei familiari e che agevoleranno soprattutto le famiglie proprietarie meno abbienti. La riduzione fiscale complessiva (comprendendo anche le voci successive su terreni agricoli e macchinari “imbullonati”) ammonta a circa 4,5 miliardi annui.