Sono passati 21 da quel tragico 23 maggio 1992, quando a Capaci (Palermo) sull’autostrada A29 una bomba compì una delle stragi più violente e simboliche della mafia. In quell’attentato persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Oggi, come allora, la mafia è ancora molto, troppo potente. A differenza di quei tempi, è meno violenta, compie gesti meno eclatanti, meno evidenti; per questo è ancora più difficile da contrastare e combattere. Giovanni Falcone aveva capito il mutamento che l’organizzazione criminale stava compiendo e per questo venne messo nel mirino dai boss.

Da allora la lotta contro le mafie ha compiuto passi importanti e ottenuto alcuni risultati di rilievo; ma non è debellata. Non lo è perchè ha cambiato i metodi, le persone, gli stili. E’ un virus che si insinua tra la gente, nell’economia, nei tessuti più sani della società. La criminalità organizzata ha allargato le proprie sfere di azione anche in terre impensabili fino a pochi anni fa, come ad esempio qui, in Emilia-Romagna.

Accanto ai necessari e definitivi chiarimenti che ancora devono arrivare sulle stragi di mafia, bisogna lavorare per dare allo Stato strumenti più raffinati per il contrasto alle mafie. Non basta più la repressione, non bastano più i controlli a tappeto o le imboscate. Ne il denaro che la mafia ottiene viene investito solo sul mattone o tenuto dentro i materassi. Molto viaggia sulla Rete, sui circuiti economici internazionali, nell’economia reale. La mafia prospera nel disagio sociale, nel declino, nella disgregazione delle relazioni, nelle mancanze di opportunità, nelle maglie legislative che consentono una corruzione meno evidente ma comuqnue tale.

Ecco perchè bisogna sostenere, e lo faremo in parlamento, la campagna “Riparte il futuro” lanciata da Libera (l’associazione fondata da Don Ciotti) per approvare una seria legge contro la corruzione, che cambi le norme sul voto di scambio. Che dia nuovi strumenti alla lotta contro la criminalità organizzata. Che riporti lo Stato in settori del Paese dove lo Stato non c’è più.

La lotta per la legalità non si vince in un giorno solo, non è una battaglia-lampo; è un impegno quotidiano, diffuso, costante. E’ una nuova resistenza. Da compiere sull’esempio di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato e delle tante vittime delle mafie che per questa resistenza hanno sacrificato (sapendo ciò che rischiavano) la propria vita e quella dei propri cari.