Abbiamo approvato alla Camera in prima lettura un testo che sblocca il dibattito sul conflitto di interessi di una sola persona e fa un passo avanti. Non si interviene più una volta scoppiato il conflitto, ma si agisce in via preventiva introducendo obblighi di informazione per tutti i membri del governo, del parlamento, dei consigli e delle giunte regionali; obblighi di astensione, obblighi di separazione dalle proprie attività e in alcuni casi persino obbligo di vendita. Comprensibile il voto contrario di Forza Italia, meno quello del Movimento 5 stelle: anche se, purtroppo, non è più una sorpresa.

Il contenuto della legge (che ora va al Senato) in sintesi

A CHI SI APPLICA: GOVERNO NAZIONALE E AUTHORITY Il cuore della normativa (obblighi dichiaritivi, astensione, blind trust) si applica ai titolari di cariche di governo nazionali (presidente del consiglio, ministri e viceministri, sottosegretari e commissari straordinari di governo) e agli organi delle autorità indipendenti (che vengono equiparati alle cariche di governo nazionali). Nel dettaglio le autorità indipendenti coinvolte nella normativa sono: Bankitalia, l’Ivass, l’Autorità di regolazione dei trasporti, l’Antitrust, l’Autorità garante nelle comunicazioni, l’Autorità garante per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, l’Anac, la Commissione di garanzia sugli scioperi, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, la Consob, il Garante della privacy. Per l’applicazione ai titolari di cariche di governo regionali (presidenti di Regioni e Province autonome e componenti delle giunte) la proposta di legge prevede che le Regioni debbano adattarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge. Scaduto il termine la legge si applicherà tout court. Per i consiglieri regionali ed i parlamentari la proposta di legge prevede un regime di incompatibilità.

I PRINCIPI DELLA PDL: COS’È CONFLITTO DI INTERESSI La pdl stabilisce che ‘i titolari di cariche politiche, nell’esercizio delle loro funzioni, operano esclusivamente per la cura degli interessi pubblici a loro affidati’. Inoltre il conflitto di interessi, viene così definito: ‘sussiste conflitto di interessi in tutti i casi in cui il titolare di una carica di governo sia titolare di un interesse economico privato tale da condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche ad esso attribuite o da alterare le regole di mercato relative alla libera concorrenza’. Più nello specifico sussisterà un conflitto di interessi patrimoniale, e dunque l’Antitrust potrà intervenire, quando: il titolare della carica di governo nazionale possieda, anche per interposta persona o tramite società fiduciarie, partecipazioni rilevanti in imprese operanti nel settore della difesa, del credito o in imprese di rilevanza nazionale nei settori dell’energia, delle comunicazioni, dell’editoria, della raccolta pubblicitaria, delle opere pubbliche di preminente interesse nazionale o dei servizi erogati in concessione o autorizzazione; quando, per la concentrazione degli interessi patrimoniali e finanziari del titolare della carica di governo nazionale nel medesimo settore di mercato si rilevi che essi siano tali da condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche ad esso attribuite o da alterare le regole di mercato relative alla libera concorrenza.

VIGILANZA ALL’ANTITRUST Come prevede attualmente la legge Frattini i compiti di vigilanza e di controllo vengono affidati all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. ‘Per l’espletamento delle indagini, delle verifiche e degli accertamenti che ritenga opportuni – si legge – l’Autorità può avvalersi della collaborazione di amministrazioni ed enti pubblici’. Per l’espletamento dei compiti di indagine, verifica, accertamento e controllo, con particolare riferimento agli obblighi dichiarativi, ‘l’Autorità può avvalersi di banche di dati pubbliche o private, sulla base di specifiche linee guida stabilite dal Garante per la protezione dei dati personali’, ma anche delle ‘banche di dati del sistema informativo della fiscalità’, sulla base di specifiche convenzioni. L’Autorità presenterà alle Camere una relazione semestrale sull’attività svolta relativa al conflitto di interesse. Per i nuovi compiti potranno essere assunte, per interpello, fino ad uno massimo di dieci unità di personale.

ANTITRUST A CINQUE. LA ELEGGERÀ IL PARLAMENTO La nuova Antitrust sarà composta da cinque membri (compreso il presidente). Questi saranno eletti in due fasi. In un primo momento le candidature verranno trasmesse alle competenti commissioni parlamentari della Camera e del Senato che, a maggioranza dei due terzi dei componenti, e nel rispetto del principio di equilibrio di genere, formeranno, rispettivamente, un elenco di dodici e di otto soggetti. In una seconda fase la Camera elegge tre membri e il Senato ne elegge due, ciascuno pescando dal suo elenco. Saranno eletti i candidati che ottengono il maggior numero di voti ma alla Camera ogni candidato dovrà ottenere un numero di voti non inferiore a un quinto dei componenti l’assemblea; al Senato non inferiore a un terzo dell’assemblea. Il presidente dell’Autorità viene eletto dal collegio. La proposta di legge stanzia 1,5 milioni a partire dal 2017 per la nuova Antitrust.

OBBLIGHI DICHIARATIVI I titolari di cariche di governo nazionali entro venti giorni dall’assunzione della carica comunicano all’Antitrust: cariche o attività capaci di generare conflitto di interessi, anche se cessate nell’ultimo anno; l’ultima dichiarazione dei redditi; tutti i dati relativi ai beni immobili e mobili iscritti in pubblici registri e alle attività patrimoniali di cui siano titolari, o siano stati titolari nei sei mesi precedenti, anche per interposta persona, inclusi i dati relativi alla titolarità di imprese individuali e a strumenti finanziari come azioni o obbligazioni; ogni contratto o accordo comunque stipulato con terzi, al fine di assumere, intraprendere o proseguire, dopo la cessazione della carica di governo, un impiego o un’attività di qualunque natura. Queste dichiarazioni dovranno essere rese ‘anche dal coniuge non legalmente separato e dai parenti entro il secondo grado del titolare della carica di governo nazionale o comunque dalla persona con lui stabilmente convivente non a scopo di lavoro domestico’.

SANZIONI PER MANCATE DICHIARAZIONI: SCATTA DECADENZA In materia di violazione degli obblighi di comunicazione per i titolari di cariche di governo è stato stabilito che: se il ritardo della comunicazione non supera i 30 giorni si applica una sanzione da 5mila a 50mila euro; se dopo il richiamo dell’Antitrust il titolare della carica non integra le sue comunicazioni entro 30 giorni, o se queste risultino false o incomplete, si applicano le sanzioni previste dall’articolo 328 del codice penale (omissione di atti d’ufficio), cioè la reclusione fino a un anno o la multa fino a 1.032 euro. In questo ultimo caso potrebbe scattare anche la decadenza prevista dalla legge Severino.

INCOMPATIBILITÀ CON CARICHE NAZIONALI La titolarità di una carica di governo nazionale è incompatibile con: qualunque carica o ufficio pubblico, diverso dal mandato parlamentare, non ricoperto in ragione della funzione di governo svolta; qualunque impiego pubblico o privato; l’esercizio di attività professionali o di lavoro autonomo, anche in forma associata o societaria, di consulenza e arbitrali, anche se non retribuito; l’esercizio di attività imprenditoriali, anche per interposta persona o attraverso società fiduciarie; qualunque carica, ufficio o funzione comunque denominati, ovvero l’esercizio di compiti di gestione, in imprese o società pubbliche o private, comprese le società in forma cooperativa, in enti di diritto pubblico, anche economici, o in fondazioni ad eccezione di quelli ricoperti in ragione della funzione di governo svolta. L’incompatibilità sussiste anche quando queste funzioni siano svolte o ricoperte all’estero.

AL TERMINE MANDATO NIENTE PORTE GIREVOLI I titolari delle cariche di governo non possono, nell’anno successivo alla cessazione del loro ufficio, svolgere attività di impresa, assumere incarichi presso imprese private o presso imprese o enti pubblici o sottoposti a controllo pubblico, se non previa autorizzazione dell’Antitrust che, considerata l’attività precedentemente svolta in qualità di titolari della carica di governo, accerti l’insussistenza di conflitti di interessi. Qualora, entro il quindicesimo giorno dalla data di ricevimento della richiesta, l’Autorità non si sia pronunciata in senso negativo scatterà il silenzio-assenso. A viola questo divieto verrà comminata ‘una sanzione amministrativa pecuniaria corrispondente al doppio del vantaggio economico ottenuto dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati’.

ASTENSIONE Previsto, per i titolari di carica di governo nazionale, in caso di conflitto di interessi, l’obbligo di astensione. In caso di dubbi il titolare della carica deve informare l’Antitrust, che dovrà pronunciarsi. La proposta di legge ha stabilito anche una sorta di prevalenza del Consiglio dei ministri che può decidere sulla validità degli atti deliberati in violazione dell’obbligo di astensione. In caso di violazione dell’obbligo di astensione prevista una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore al doppio e non superiore al quadruplo del vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito dai soggetti interessati.

BLINDTRUST ALL’ITALIANA Nei casi di conflitto di interessi patrimoniale, e nel caso in cui l’obbligo di astensione risulti inadeguato, l’Antitrust può affidare le attività chiamate in causa ad un gestore fiduciario. Il gestore sarà scelto ‘tra banche, società di gestione, del risparmio e società di intermediazione mobiliare’. Il mandato al gestore comprenderà, tra le altre cose, il potere di alienazione, parziale o totale, dei beni immobiliari e mobiliari affidati in gestione. Il titolare della carica di governo non può chiedere o ricevere dal gestore informazioni concernenti l’attività di gestione. Ma ha diritto di conoscere, per il tramite della Autorità, ogni novanta giorni, il valore complessivo del patrimonio amministrato, nonché di ricevere ogni semestre, su richiesta, una quota del rendimento della gestione, nella misura determinata dal contratto di gestione. Nel caso in cui non ritenga soddisfacente il risultato complessivo della gestione sarà possibile richiedere la sostituzione del gestore all’Autorità.

ESTENSIONE ALLE AUTHORTY Per estensione la normativa sul conflitto di interessi alle autorità indipendenti, queste ultime vengono equiparate ‘ai titolari di cariche di governo nazionale’. Così facendo a queste viene applicata la parte II della proposta di legge, contenente gli obblighi dichiarativi, la normativa sull’obbligo di astensione, il blind trust e le incompatibilità. La normativa viene adattata alle attività delle autorità. Per esempio, viene specificato che l’Antitrust potrà procedere quando il conflitto di interessi in seno alle authority riguarderà ‘partecipazioni rilevanti in imprese operanti nei settori soggetti alla vigilanza della relativa autorità’. Per l’applicazione ai vertici della Banca d’Italia e l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass)servirà un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, previo parere della Bcc. Sarà invece l’Anac a vigilare su eventuali conflitti di interesse in seno all’Antitrust. Vengono fatte salve eventuali norme più severe contenute nelle leggi istitutive delle stesse autorità.

INELEGGIBILITÀ PARLAMENTARI Aggiornate le cause di ineleggibilità previste dal testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati. Dunque, saranno ineleggibili coloro che: risultino vincolati con lo Stato – in proprio o in qualità di rappresentanti – per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture di notevole entità economica oppure, come già previsto, per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta. E ancora, saranno ineleggibili coloro che abbiano la titolarità o il controllo, anche indiretto, o esercitino un’influenza dominante ‘nei confronti di un’impresa che svolge prevalentemente la propria attività in regime di autorizzazione o di concessione rilasciata dallo Stato di notevole entità economica che importi l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta’. I dirigenti delle cooperative o di consorzi di cooperative che lavorano con lo Stato non potranno essere eletti in Parlamento. Restano ferme le altre cause di ineleggibilità già previste dalla legge. Gli amministratori di imprese, i proprietari, gli azionisti di maggioranza o i detentori di un pacchetto azionario di controllo potranno essere eletti in Parlamento in caso si dimettano dalla loro carica, o si adeguino alle prescrizioni dell’Antitrust, prima di presentare la candidatura o entro i 7 giorni successivi in caso di scioglimento anticipato della legislatura. In tutti questi casi è previsto il divieto di cessione al coniuge o ai parenti e agli affini entro il secondo grado, a società collegata o a persona interposta allo scopo di eludere le cause di ineleggibilità.

CANDIDATI PARLAMENTARI POSSONO SCEGLIERE BLINTRUST Coloro che intendono candidarsi a parlamentari possono, anche prima del decreto di convocazione dei comizi elettorali, accedere alla procedura del blindtrust.

INELEGGIBILITÀ CONSIGLIERI REGIONALI Le regioni dovranno prevedere una causa di ineleggibilità per i consiglieri regionali anche per coloro che abbiano la titolarità o comunque il controllo, anche in via indiretta, nei confronti di un’impresa che svolge esclusivamente o prevalentemente la propria attività in regime di autorizzazione o di concessione rilasciata dallo Stato o dalla Regione, di notevole entità economica.

GIURISDIZIONE I ricorsi e le impugnazioni contro gli atti adottati e le sanzioni applicate dall’Antitrust, per le decisioni relative al conflitto di interessi, sono attribuiti alla giurisdizione esclusiva del giudice ordinario. Le relative controversie sono regolate dal rito sommario di cognizione e sono devolute alla Corte di appello nel cui distretto ha sede l’organo o l’ufficio a cui si riferisce la carica pubblica. Prevista la possibilità di presentare ricorsi alla Corte d’appello anche in via di urgenza.