Acqua e dissesto idrogeologico sono due elementi strettamente connessi tra di loro, di cui troppo spesso sentiamo parlare in occasione di tragedie, eventi eccezionali e calamitosi. Romagna Acque e l’ordine degli ingegneri di Forlì-Cesena hanno organizzato un importante convegno dal titolo “Prospettive nella gestione della risorsa idrica e del rischio di inondazione”.

Un’occasione di confronto importante, molto partecipata (centinaia le persone presenti) e conclusa dall’intervento del deputato forlivese Marco Di Maio. “L’acqua è considerato un bene diffuso, in realtà è assai raro: nel mondo solo il 3% del totale è acqua dolce e solo l’1% di essa è utilizzabile. Dunque è un bene scarso, da preservare e utilizzare con cura”. Un concetto che la Romagna ha capito per tempo: “Quarant’anni fa una classe dirigente lungimirante capì che il problema della siccità in Romagna dava risolto con la costruzione di un progetto che guardasse ai 30 anni successivi: così nacque la Diga di Ridracoli e l’Acquedotto della Romagna. Opere fondamentali, ma pensate su fabbisogni e previsioni che a distanza di trent’anni sono cambiati”.

“Oggi abbiamo meno eventi piovosi e molto più intensi – ha detto Marco Di Maio – e contrariamente a quanto si possa pensare le dotazioni attuali non bastano a raccogliere l’acqua che cade, proprio per l’intensità e la forza di questi eventi. Dunque dobbiamo assolutamente pensare, per il futuro, a nuove forme di raccolta: ad esempio ad un nuovo invaso, nel pieno rispetto dell’ambiente e della natura circostante, come fu per Ridracoli”.

 

Fare questo richieste investimenti, che oggi il “pubblico” non ha a sufficienza. Dunque come fare? “ La nuova autorità nazionale di regolazione nazionale, nata a fine 2012, sta sfoltendo la selva di 2400 gestori di acqua che ci sono in Italia – ha fatto notare Di Maio – un percorso necessario per creare massa critica ampia e attrarre investimenti anche privati che, in partner col pubblico, consentono di realizzare opere importanti. Al pubblico, però, non deve mai venire meno il compito di regolatore, di tutore dell’universalità dell’accesso alla risorsa, il potere di indirizzo e definizione delle priorità”.

L’alternativa sarebbe lasciare tutto così com’è: “Non possiamo permetterci, come Paese, di attendere oltre – ha aggiunto Di Maio – siamo già stati condannati due volte dalla UE per inadempienze a direttive che dovevano essere concluse entro il 2005; abbiamo un fabbisogno di investimento annuo di circa 80€ a cittadino e ne investiamo, invece, appena 30. In questo la Romagna è un passo avanti, perché annualmente si fanno investimenti per circa 75 € a cittadino; ma in generale il nostro problema, sul fronte della gestione dell’acqua, è che abbiamo impianti di fognature e depurazione insufficienti. Dunque questi investimenti vanno fatti non solo perché altrimenti rischiamo sanzioni europee per 700 mlm l’anno, ma anche perché ci servono.

Investimenti utili anche per contrastare il fenomeno del dissesto idrogeologico, per il quale in realtà ci sarebbero già risorse disponibili. “L’Italia tra soldi già stanziati e una delibera del Cipe del 2012 – ha spiegato Marco Di Maio – ha 4 miliardi di euro dedicati a interventi anti-emergenze che non sono spesi. Abbiamo istituito una apposita Unità di missione presso il Governo, a palazzo Chigi, proprio con l’obiettivo di aggirare ostacoli e cavilli burocratici che non ci fanno spendere quei denari”.

Anche qui i numeri sono impietosi: “su oltre 3400 interventi definiti per contrastare le emergenze, il 78% è bloccato dalla burocrazia e dall’inefficienza, mentre solo il 3,2% è stato concluso. E’ inaccettabile – ha detto Marco Di Maio – e per questo accelereremo al massimo gli sforzi, supportati anche dei presidenti di Regione, a cui viene affidato il ruolo di commissari di Governo anche per poter contare su procedure più snelle per la realizzazione delle opere necessarie”.

“Penso sia doveroso inoltre – ha fatto notare il parlamentare forlivese – rivedere la normativa sugli appalti, superare la logica del massimo ribasso o dell’offerta economicamente vantaggiosa che spesso contiene comunque un peso eccessivo della componente economica a scapito di quella tecnica; così succede che ci sono lavori importanti fatti male, con dispendio di risorse e danni ancor più gravi”.

In conclusione, però, l’intervento più importante di cui ha bisogno il Paese è di carattere culturale. “Don Ciotti all’ultima marcia Perugia-Assisi ha detto una cosa importante, che vale anche per questo ambito – ha concluso Marco Di Maio -: ‘la riforma più importante che deve fare il nostro Paese, è quella delle coscienze’. Finchè non capiremo che la prevenzione è l’unica strada per ridurre peso e quantità delle emergenze, saremo sempre a rincorrere disastri e non renderemo un buon servizio ai nostri figli e nipoti”.