Abbiamo concluso giovedì sera a Montecitorio l’esame del decreto fiscale, approvato dalla maggioranza con il voto contrario mio e dei colleghi del mio gruppo. Un testo dannoso, un coacervo di norme, condoni e sanatorie che colpiscono quelli che hanno sempre pagato e premiano i “furbi”. Un favore agli evasori, perché si alimenta in loro la non infondata convinzione di una possibile futura impunità fiscale. Viene abbandonata, invece, la strada della lotta all’evasione e all’elusione, che nel 2017 aveva portato al recupero di 20 miliardi di euro. Peccato. Noi insisteremo finché avremo possibilità di farlo

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UN PROVVEDIMENTO NON URGENTE ED ETEROGENEO
Innanzitutto, perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale. Proprio l’eterogeneità delle misure contenute si pone in contrasto con il necessario legame tra il provvedimento legislativo urgente e il “caso straordinario” che lo avrebbe reso necessario, a norma della Costituzione.
Il decreto fiscale è in realtà un “omnibus” e si occupa delle più disparate materie: oltre alle numerose misure di condono e sanatoria ci sono misure riguardanti le Ferrovie dello Stato, la proroga del “bonus bebè”, il potenziamento degli investimenti in reti a banda ultralarga, la creazione di un fondo per il maltempo, le autorità portuali, la cassa integrazione per riorganizzazione o crisi aziendale e l’incremento del fondo per la partecipazione italiana alle missioni internazionali previsto nella legge quadro n. 145 del 2016, il cui finanziamento ordinario certo non può essere considerato un caso straordinario di impellente necessità e urgenza.

LA PACE FISCALE: UNA FERITA AL NOSTRO SISTEMA TRIBUTARIO
Le diverse misure di definizione agevolata contenute nel decreto mettono in discussione, come detto, la complessiva tenuta del sistema tributario, riconoscendo forti e ingiustificate agevolazioni in favore di chi non ha adempiuto correttamente alle proprie obbligazioni tributarie, penalizzando i cittadini che regolarmente lo hanno fatto, depotenziando l’efficacia degli istituti di definizione e dialogo con i contribuenti introdotti nel corso della scorsa legislatura. Tali misure recano inoltre un palese danno a carico del bilancio statale producendo minori entrate per l’erario nei prossimi anni, nonché – come vedremo – sui bilanci degli enti territoriali, andando conseguentemente a ledere il principio della loro autonomia.

COLPITI I BILANCI DEGLI ENTI LOCALI
Anche l’intervento previsto all’articolo 4, riguardante lo stralcio dei debiti fino a 1.000 euro affidati agli agenti della riscossione e relativo in gran parte ai crediti dei Comuni per Tarsu, Ici, contravvenzioni stradali, rette scolastiche, oltre a quelli delle Regioni per il bollo auto, colpisce il principio di autonomia degli Enti locali e più concretamente provocherà per loro un inatteso deficit di bilancio.
Secondo le stime dell’Anci, si tratta di una misura che andrà a gravare sui carichi comunali per quasi 4 miliardi e che avrà “effetti dirompenti sugli equilibri di bilancio che andranno valutati con precisione e di conseguenza compensati”.

SANATORIA PER CHI PRODUCE E COMMERCIALIZZA SIGARETTE ELETTRONICHE
L’articolo 8 del decreto consente la definizione agevolata di debiti tributari maturati fino al 31 dicembre 2018 – per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato – relativi alle imposte di consumo su prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati e sui prodotti liquidi da inalazione senza combustione costituiti da sostanze diverse dal tabacco, non destinati ad essere usati come medicinali, contenenti o meno nicotina.
Si tratta di misure che si configurano oggettivamente come una vera e propria sanatoria fiscale con un maxisconto: la definizione agevolata è ammessa con il versamento pari al 5 per cento degli importi dovuti e non sono previsti né interessi né sanzioni.

MONEY TRANSFER: DISCRIMINATI I MIGRANTI REGOLARI
L’articolo 25-novies, introdotto al Senato, istituisce a partire dal 1gennaio 2019 un’imposta sui trasferimenti di denaroeffettuati verso Paesi non appartenenti all’Unione Europea dai cosiddetti money transfer.
Anche in questo campo, quindi, si sceglie di colpire in maniera discriminatoria le rimesse dei migranti regolari, vale a dire persone che da anni lavorano, vivono e pagano le tasse in Italia. Per non parlare, poi, del rischio che aggiungendo una tassa a un contesto già caratterizzato da alte commissioni, si finisca col favorire il ricorso a canali di trasferimento illegali.

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