Questo venerdì 30 gennaio, secondo giorno di votazioni per scegliere il successore di Giorgio Napolitano, ha il sapore che si avverte in tutte le giornate che arrivano alla vigilia di grandi appuntamenti. Il clima è febbrile (anche se all’esterno fa un freddo poco frequente per le abitudini di Roma) e la giornata comincia presto. Sveglia all’alba, ricognizione telefonica alle prime ore del giorno e alle 7.30 esco dal mio albergo, posizionato in un crocevia della storia: all’angolo tra via Botteghe Oscure e via Caetani. Salgo su un taxi e mentre vado alla sede del gruppo Ferrovie dello Stato sul mio iPad faccio una veloce rassegna stampa: i titoli dei giornali una volta tanto danno l’esatta rappresentazione del contesto. “Renzi sfida Berlusconi”, “Sfida di Renzi sul Quirinale”. Le abituali semplificazioni giornalistiche, che tendono sempre a personalizzare i confronti politici, danno però un’idea corretta di ciò che è avvenuto il giorno prima. Dopo l’incontro in FS, corro alla Camera.

Il Transatlantico in questi giorni è come la piazza di un paese in una domenica di sole in primavera: centinaia di persone divise in capannelli, battute, scherzi, chiacchiere serie e semi-serie, previsioni, voci di corridoio, gossip. E poi giornalisti ovunque che inseguono politici di grido o che cercano di carpire informazioni preziose dalle seconde linee, da quei parlamentari che lavorano lontano dai riflettori ma fanno il ‘lavoro sporco’ che consente ai leader di ottenere i risultati. La chiama per la seconda votazione parte alle 9.30, come sempre prima con i senatori, poi i deputati e quindi i delegati delle Regioni.

Tutti gli sforzi ora sono concentrati su due versanti: il primo, più tranquillo, è quello di tenere alta l’attenzione dentro al gruppo del Partito Democratico, che però vive un clima di tranquillità inedita per questa legislatura. Il secondo fronte, invece, è quello che riguarda gli altri partiti presenti in parlamento. Sergio Mattarella è un uomo votabile da tutti, persino dal Movimento 5 stelle, e dunque non possiamo sciupare l’occasione di eleggerlo con un’ampia maggioranza. Sarebbe un bel segnale per il Paese. Forza Italie e Nuovo Centrodestra, invece, non vogliono essere della partita. Lega Nord, M5S e Fratelli d’Italia si chiamano fuori, mentre gli altri partiti più piccoli (Scelta civica in primis) sono con noi.

Molti incontri, a tu per tu, con singoli parlamentari di FI e Ncd mostrano subito una cosa: mentre i due leader Berlusconi e Alfano sono per il ‘no’ a Mattarella, in realtà i loro parlamentari sono in larga parte orientati al ‘sì’. Per questo l’ipotesi più accreditata è quella che alla quarta votazione nè FI nè Ncd parteciperanno al voto, per impedire ai propri parlamentari di votare in dissenso. Una scelta politicamente suicida, a mio parere. Cerco di spiegarlo a tutti quelli che conosco, ovviamente non per mia iniziativa personale ma per conto di chi in queste ore da Palazzo Chigi sta guidando i contatti con tutte le forze presenti in parlamento.

Nel frattempo attorno alle 13 si chiude la chiama e lo scrutinio non mostra dati di particolare rilievo rispetto a quelli della sera prima. Le schede bianche sono 531, Imposimato (il candidato del M5S) ha 123 voti, 51 Vittorio Feltri (Fratelli d’Italia + Lega Nord), Luciana Castellina (Sel) 34 e via via tutti gli altri. Ci chiudiamo in una stanza con alcuni colleghi per esaminare i dati e riportare le nostre sensazioni ai vertici del Gruppo e della segreteria Pd. Le sensazioni sono buone, ma senza i voti di Ncd e Forza Italia a qualche buontempone potrebbe venire la voglia di fare lo sgambetto al Governo. Occorre serrare le fila, tenere compatto il nostro gruppo e continuare il tentativo di “scouting” nei confronti dei singoli parlamentari degli altri partiti. Qualcuno comincia a cedere, arrivano dichiarazioni individuali di singoli deputati o senatori che dichiarano di votare per Mattarella a prescindere dall’indicazione del proprio gruppo.

Alle 15, intanto, riprendono le operazioni di voto con la chiama per la terza votazione. Questa volta decido di rimanere per tutto il tempo in aula, per seguire da vicino le operazioni di voto, i movimenti, incontrare i colleghi e parlare con loro. Le sensazioni sono buone. A metà pomeriggio Matteo Renzi lancia un appello a tutte le forze politiche: “Votiamo insieme Sergio Mattarella, sarà arbitro e non giocatore per i prossimi sette anni. Un uomo di garanzia per tutti”. La crepa sembra aprirsi nel muro di Ncd e Forza Italia, incalzati anche dagli altri partiti che sostengono il Governo oltre ovviamente dal Pd e da tutti noi che crediamo nella figura di Mattarella.

Seguo tutta la terza votazione, dove l’indicazione di PD, Scelta Civica, Ncd e Forza Italia è quella di votare scheda bianca, da una posizione strategia dentro l’aula di Montecitorio: che mi ha permesso di verificare chi e quanti non hanno votato scheda bianca. Un dato strategico per capire eventuali ripercussioni per domani mattina, quando ci sarà la votazione decisiva su Mattarella. Non ci sono segnali di particolare preoccupazione. Alcuni burloni si divertono a scrivere le cose più assurde. “Non ti preoccupare di me Marco, io Mattarella lo voterò: questa volta ho votato mia cognata, perdonami…”, mi dice un collega; un altro invece si giustifica dicendo che “ho fatto una scommessa con un amico, non ci credeva che avrei votato per Razzi e invece l’ho fatto”. Tengo a freno la voglia di rispondere con un ‘vaffa’ e proseguo con l’analisi di ciò che ho raccolto confrontandomi con alcuni colleghi. I numeri della terza votazione non spostano di una virgola la tendenza delle precedenti: andiamo bene, ma senza Ncd e Forza Italia, ribadisco, i rischi rimangono elevati anche se la dote di partenza è elevata: 585 voti.

Giungono notizie di un Berlusconi furibondo con Renzi e anche con i suoi più stretti collaboratori; in realtà a spiazzare Forza Italia è stata la coerenza del Partito Democratico in questa vicenda. Si è sempre detto che la maggioranza per compiere le riforme istituzionali come la legge elettorale e quella della Costituzione, doveva essere aperta al contributo di tutti; ma un’altra cosa è il Governo e un’altra cosa è il Quirinale. Cosi si era detto e così è stato. Forse è questo linguaggio di verità a scombinare gli equilibri in un ambiente dove, ahimè, spesso la realtà non è mai come appare ad un primo sguardo. 

Alla fine anche Berlusconi è costretto ad adeguarsi, per non condannarsi all’irrilevanza politica. Dopo le 23, rientrando verso l’albergo, arriva la notizia: Ncd ha ufficiosamente deciso di votare per Mattarella e Alfano sta cercando di convincere Berlusconi a fare lo stesso. Lungo il tragitto incontro anche l’altro deputato di Forlì, Bruno Molea, che dalle sue fonti mi conferma la notizia. I contatti andranno avanti tutta la notte, ma a curarli saranno i generali e i colonnelli; io, assieme agli altri tenenti che con me hanno partecipato alla battaglia di queste giornate, vado a letto soddisfatto per quello che avverrà domani e per il mattoncino che ho portato alla costruzione di questo risultato. E’ il momento di spegnere la luce, tirare il fiato e puntare la sveglia: domani sarà una lunga, bella (speriamo) giornata.