Sono in sala lettura alla Camera, detta anche “Sala verde”. La grande sfida del Quirinale è finita. Sento ancora gli occhi gonfi per le lacrime di gioia, di emozione, di liberazione che non sono riuscito a trattenere. Mi getto a capofitto sulla tastiera per cercare di non perdere le memoria di questi straordinari momenti e cercare, almeno in parte, di comunicarli a chi mi segue. Andiamo per ordine.

Questo, sabato 31 gennaio, è il giorno più tranquillo. Ormai i giochi sembrano fatti, dopo un lavoro di giorni. Nella notte il Nuovo centrodestra, la formazione di Angelino Alfano, ha sciolto le proprie riserve e dichiarato il voto favorevole a Sergio Mattarella. Lo ha fatto sicuramente per la validità della persona, ma anche perchè ormai era chiaro che molti suoi parlementari avevano già deciso di votare Mattarella a prescindere dall’indicazione che sarebbe arrivata dal vertice del partito. Allora tanto vale far propria questa indicazione, evitare di mostrare la divisione del proprio gruppo e concorrere alla scelta di un presidente di altissimo profilo, inappuntabile, un vero arbitro delle istituzioni e garante della Carta costituzionale.> Diario Quirinale: giorno 1giorno 2 –  giorno 3

Arrivo alla Camera un po’ più tardi del solito, verso le 9. La mattinata è cominciata presto, con una abbondante rassegna stampa e qualche contatto telefonico con i colleghi più vicini per confrontare le ultime informazioni. Anche una parte consistente di Forza Italia voterà per Mattarella, anche se l’indicazione di Berlusconi sarà quella di votare scheda bianca. Non ci saranno dunque problemi per la sua elezione. Mi preparo, con la cura che si ha per le grandi occasioni, e vado a Montecitorio.

Questa volta si sbilancia anche il predecessore del nuovo presidente, Giorgio Napolitano, tra i primi a votare in quanto senatore a vita. Racconta ad alcuni colleghi, con poche parole, il suo rapporto con Mattarella, il buon giudizio che deriva dalla sua esperienza personale. Vado a verificare che gli amici senatori a cui è stato affidato il compito di monitorare lo svolgimento del voto dei Senatori siano al loro posto. Poi salgo nel mio ufficio alla Camera, assieme ad altri deputati prepariamo una dichiarazione congiunta di sostegno a Mattarella e torniamo in Transatlantico. La ‘piazza’ del parlamento è in fibrillazione; non c’è più il clima di tensione e preoccupazione dei giorni scorsi, si vive invece il clima della festa. Tutti, anchi chi non voterà Mattarella, sanno che oggi si eleggerà un nuovo presidente. Stiamo vivendo nella storia: intanto perchè eleggere un capo dello Stato è cosa che succede assai di rado; e poi perchè non è mai successo che nella stessa legislatura si votasse due volte per il Quirinale.

Vado a prendere un caffè al bar assieme ad un paio di colleghi. C’è anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che segue lo spoglio in tempo reale nell’ufficio che gli è riservato alla Camera. E’ sorridente, tranquillo, fiducioso del buon esito della votazione di oggi. Mi ringrazia, assieme al mio collega Marco Donati, fa una battuta sulla mia cravatta viola e torna nel suo ufficio.

Termina la chiama dei Senatori e rientro in aula, prendendo posto nella stessa posizione da cui ieri avevo monitorato i comportamenti dei miei colleghi per cpaire chi rispettava l’indicazione di votare scheda bianca e chi, invece, si soffermava a scrivere. Mentre faccio questo, assieme ad un paio di altri colleghi, osservo l’aula: ne sento tutta la soggezione che comunica, la maestosità dell’istituzione che ospita e il peso della responsabilità che stiamo esercitando. Attendo il mio turno. Vado per votare, ma non mi accordo che in realtà era stato chiamato Di Maio Luigi, quello del Movimento 5 stelle; poi finalmente tocca a me.Il commesso mi passa la scheda, sposto le tendine ed entro dentro al ‘catafalco’. In quel momento mi viene subito in mente lo stato d’animo con cui compii le stesse azioni il 20 aprile del 2013, quando dentro alla stessa cabina scrissi il nome di Giorgio Napolitano. Avevo il cuore in gola, le lacrime agli occhi (sono un emotivo, lo so…) perchè le giornate che avevano preceduto quel voto erano state drammatiche sotto il profilo politico e umano. Sentivo che stavamo violando la ‘prassi’, che mai aveva visto prima rieleggere il presidente della Repubblica uscente. Ero mortificato, segnato profondamente dalle coltellate a cui avevo assistito nei giorni precedenti, dalla rabbia che mi arrivava dalle persone che stavano a casa. Oggi ho tutt’altro stato d’animo: mi sento felice, pienamente onorato per quello che sto facendo, perfino orgoglioso.
Mi chino sulla scheda, scrivo con la matita “Mattarella” (solo il cognome, perchè ai deputati del PD abbiamo dato questa indicazione; mentre ai Senatori è stato detto di votare “Sergio Mattarella”). Il suono della punta della matita che segna la carta sfiorando il legno sottostante dentro al quella cabina ovattata, è tutto particolare e indescrivibile. Piego in due parti la scheda, esco e la inserisco nell’urna.
Mi affretto a tornare nella postazione che mi ero assegnato per riprendere il lavoro di ‘monitoraggio’. Noto che ci sono molti rappresentanti di Forza Italia che disertano l’indicazione di votare ‘scheda bianca’ e si fermano a scrivere. So per certo che alcuni di loro voteranno per Mattarella. Quanti non si sa. Uno dopo l’altro votano tutti, compresi i delegati regionali.
Ci siamo. Comincia lo spoglio. E’ il momento decisivo. Apro sul mio ipad l’applicazione che avevo scaricato nel 2013 per conteggiare con esattezza i voti. Un altro flash mi riporta indietro di quasi due anni, al 19 aprile del 2013. La quarta votazione dell’elezione per il Quirinale, quella che affossò il nome di Romano Prodi e rese celebri i 101 di cui mai conosceremo l’esatta identità. Questa volta, mi dico, andrà diversamente. La presidente Laura Boldrini, affiancata dalla presidente pro tempore del Senato Valeria Fedeli (Piero Grasso è capo dello Stato fino alla elezione del nuovo), legge ogni singola scheda. Anche quelle che hanno i nomi più improbabili (ieri ad esempio qualcuno ha votato Sabrina Ferilli ed Ezio Greggio).
Mi siedo nel posto che mi è stato assegnato per seguire lo spoglio, accanto alla presidenza del Gruppo, per monitorare insieme l’andamento della votazione. In aula c’è un silenzio spettrale, nonostrante sia gremita in ogni poltrincina, nelle tribune, negli spazi riservati agli ex parlamentari e in quelli riservati a giornalisti, fotografi e telecamere. Si sente solo la voce della presidente Boldrini, che legge il contenuto di ogni scheda. Sento un caldo infernale. Sin dalle prime schede capisco che sarà un trionfo. Questa mattina scherzando con alcuni colleghi dicevo che saremmo arrivati a 700 voti: alla fine ci andremo vicini.
Quando raggiungiamo il voto 493, parte un applauso dai banchi di Sel: evidentemente, penso peccando di falsa modestia, avevo qualcuno meno bravo a tenere i conti rispetto al Pd. Arriva finalmente il voto numero 505, quello che sancisce la maggioranza assoluta e la certezza dell’elezione del nuovo presidente. E’ una liberazione. Tutto il parlamento, tranne il M5S, si unisce in un applauso avvolgente, coinvolgente, emozionante. Sento brividi ovunque, colleghi che mi abbracciano, esultano. E’ un momento storico. Entra anche il presidente emerito Giorgio Napolitano, l’applauso si fa ancora più fragoroso: sembra di poter toccare la storia con le mani.Aspetto diligentemente la fine delle votazioni continuando a tenere il conteggio preciso dei dati, delle schede votate e di come sono state votate: S. Mattarella, Sergio Mattarella, Mattarella. Sono voti non a caso, ma che servono per ‘contare’ gruppi e sottogruppi. Avremo tempo per analizzarlo.Ora è il momento della gioia, della soddisfazione. Terminato lo spoglio la presidente Boldrini proclama Mattarella presidente della Repubblica. Ancora un grandissimo applauso e poi esco dall’aula, vado in Transatlantico. Abbraccio tutti i colleghi che incontro, senza distinzioni tra ministri, sottosegretari o altro. E’ una gioia comune, collettiva ed è il frutto di un grande lavoro di squadra. Il Pd con questa elezione ha ripulito la propria coscienza dall’onta subita con i 101 franchi tiratori che affossarono la candidatura di Romano Prodi. Mando un sms al regista e protagonista di questa straordinaria pagina, Matteo Renzi.

Mentre scrivo queste righe si avvicina il momento di partire per prendere il treno e tornare a casa, dove sono stato solo un giorno negli ultimi 15. Torno a caso soddisfatto per il lavoro fatto, emozionato e grato a chi ha reso possibile che potessi vivere esperienze come questa.