La scelta di Dometic di chiudere tutte le produzioni in Italia per trasferirle con ogni probabilità in Cina, è fatto gravissimo. Lo è per l’economia locale, lo è per i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, lo è per la totale chiusura a qualsiasi tipo di accordo, non prendendo neppure in considerazione la disponibilità manifestata dai dipendenti dell’azienda di compiere sacrifici per mantenere la produzione in Italia. 

È un fatto grave. Le istituzioni locali sono al lavoro per cercare un’ultima possibilità di accordo e a loro, oltre che in primo luogo ai lavoratori, va assicurato tutto il sostegno possibile. Ho interessato il ministero dello sviluppo economico sulla vicenda, per verificare se è possibile un intervento diretto nei confronti della proprietà della multinazionale.
È un episodio che fa riflettere anche sul modello di sviluppo del nostro Paese e sulla sua competitività. Se è vero che non possiamo giocare la carta della competizione sulla riduzione dei diritti e degli stipendi dei lavoratori, è pur vero che molto si può ancora fare nella direzione della semplificazione burocratica, della riduzione carico fiscale, di un più facile accesso al credito e di una maggior attrattività del nostro Paese nei confronti degli investitori stranieri. Su questi temi l’impegno in parlamento sarà totale.