Trent’anni per un’autostrada, dieci per una centrale elettrica, linee ferroviarie costruite a un decimo della velocità e al triplo del costo che nel resto d’Europa. Un primato negativo che abbiamo voluto combattere con il nuovo codice degli appalti. La riforma punta a ridurre in modo drastico i tempi e i costi di realizzazione delle opere pubbliche. Lo fa modificando il sistema di programmazione, progettazione, aggiudicazione e realizzazione dei lavori. L’obiettivo è renderli più semplici, più trasparenti, più concorrenziali e meno permeabili all’illegalità.

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Sono previsti un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e delle imprese, costi standard per le forniture, penalizzazioni per le imprese che non rispettano i tempi. Si pongono limiti molto precisi alle procedure straordinarie e all’uso strumentale dei ricorsi e del contenzioso da parte delle aziende escluse.

Si stabiliscono criteri di selezione tra le offerte che tengano conto non solo della necessità di valutare il miglior prezzo ma anche parametri relativi alle clausole sociali, ai vincoli ambientali e sanitari, alla sostenibilità energetica, al ciclo di vita dei materiali limitando il ricorso al massimo ribasso per gli appalti di importo inferiore ai 2 milioni di euro.

Il ricorso ai subappalti è consentito per un tetto del 30% rispetto all’importo totale dell’appalto e la verifica attenta degli affidamenti alle ditte subappaltatrici, in particolare per le lavorazioni esposte a rischio di infiltrazioni criminali.

IL RUOLO DELL’ANAC
Viene assegnato all’Anac un ruolo di indirizzo, vigilanza e di presidio della legalità. L’Autorità dovrà controllare gli appalti e i contratti, gestire la banca dati unificata riguardante le imprese, vigilare sull’applicazione delle norme, con potere di intervento in caso di eventuali irregolarità. Si introduce anche un rating delle imprese, per valutare la reputazione delle aziende che partecipano ai bandi di gara.