Andrea Visconti, un giovane imprenditore torinese, ha raccontato a Repubblica che la cosa più dura del fallimento della sua azienda è stata raccontarlo ai figli. Lui l’ha fatto con una fiaba: la storia di un naufragio dopo il quale ricostruire la nave. E’ un po’ l’obiettivo della riforma del diritto fallimentare che segna una svolta nella disciplina d’insolvenza. Con la nuova normativa ci allineiamo all’Europa, non solo migliorando l’efficienza delle procedure fallimentari, non solo puntando sulla specializzazione dei giudici, ma soprattutto introducendo una misura innovativa volta a fare emergere la crisi prima che l’impresa sia compromessa, in tal modo favorendo la continuità aziendale, le imprese e i lavoratori, i creditori e il buon funzionamento del mercato.

Si tratta della fase preventiva di “allerta”, un percorso assistito di natura confidenziale e stragiudiziale, attivato volontariamente dall’imprenditore o su segnalazione di creditori qualificati. Sono incentivati tutti gli strumenti negoziali della crisi, in particolare i piani di risanamento, gli accordi di ristrutturazione dei debiti, le moratorie dei crediti (convenzioni di moratoria), il concordato preventivo.

Vengono rafforzati i presidi di controllo interni alle aziende, con l’estensione dell’obbligo di presenza di un sindaco anche alle società di minore dimensione. La liquidazione giudiziale sostituisce la procedura di fallimento. Sarà guidata da un curatore con poteri rafforzati e avrà anche come possibile sbocco, in caso di afflusso di nuove risorse, quello di un concordato di natura liquidatoria.

Nei casi in cui si arriva ad un esito giudiziario è prevista l’unicità della procedura destinata all’esame di tutte le situazioni di crisi ed insolvenza: dopo una prima fase comune, secondo i casi, si proseguirà per via conservativa o liquidatoria. Le procedure di liquidazione di maggiore dimensione sono assegnate ai Tribunali delle imprese. La riforma introduce anche una specifica disciplina per i gruppi di imprese. Stabiliti principi e criteri per incentivare la revisione della disciplina della composizione delle crisi da sovraindebitamento, al fine di armonizzarla con le modifiche apportate all’insolvenza e alla crisi di impresa.

Una speciale tutela rafforzata è introdotta a favore degli acquirenti di immobili da imprese di costruzione insolventi.

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