Andrea Franzoso, funzionario delle Ferrovie Nord Milano, si era accorto che il presidente della società della Regione Lombardia Norberto Achille (poi condannato) faceva un uso scorretto delle carte di credito a sua disposizione e per questo lo aveva denunciato. Prima emarginato, alla fine ha deciso di cambiare lavoro.

Con l’approvazione della legge che tutela chi segnala illeciti o corruzione nella Pubblica amministrazione, il cosiddetto whistleblowing, non potrà più accadere: nessun dipendente pubblico potrà subire ingiuste conseguenze a causa delle sue fondate denunce.

Il testo approvato con un ampio consenso è un reale strumento di lotta alla corruzione e si inserisce nel lavoro svolto in questa legislatura per far crescere la legalità nel nostro Paese: contro il voto di scambio, con la reintroduzione del falso in bilancio, contro l’autoriciclaggio, contro il caporalato, con il codice Antimafia, sui reati contro la Pubblica amministrazione, solo per fare alcuni esempi.

Sono previste pesanti multe per chi discrimina attraverso licenziamenti, demansionamenti o trasferimenti chi effettua le segnalazioni. Nei casi di licenziamento si prevede il reintegro del dipendente e l’annullamento degli atti discriminatori e in caso di controversie spetterà all’Ente l’onere della prova.

L’Anac avrà il potere di applicare le sanzioni che possono arrivare fino a 50 mila euro nel caso in cui l’Ente non verifichi le segnalazioni o non rispetti le linee guida dettate dalla legge.

Ogni tutela però cade se il segnalante viene condannato, strumento utile per scoraggiare le false denunce. Si garantisce la protezione dell’identità di chi denuncia finché l’attività di indagine resta nelle responsabilità dell’Anac (nel caso si arrivi a processo penale l’anonimato non potrà essere mantenuto) e nello stesso tempo non sono ammesse denunce anonime.

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