Oggi pomeriggio in aula alla Camera ho partecipato all’informativa del ministro Carlo Calenda sulla vicenda la partecipazione di Fincantieri in StX France. Una questione complessa trattata, al solito, come se fosse un derby calcistico. L’Italia, attraverso Fincantieri, ha esercitato il diritto di acquisire il controllo dell’azienda transalpina sancito da una sentenza del tribunale di Seul del 3 gennaio che ha definito la ‘nostra’ come la migliore offerta per l’acquisizione del 66,66% del capitale di Stx France detenuto dalla societa’ sudcoreana Stx Offshore & Shipbuilding (fallita e dunque costretta a cedere le quote). Al governo francese sarebbe rimasto il 33,33% delle quote.

Macron, dopo la sua elezione all’Eliseo, ha deciso di rinnegare gli accordi stipulati dal precedente governo con l’Italia a seguito della sentenza di Seul, con un’escalation di dichiarazioni e azioni per tutelare la “francesità” dell’azienda. Tutto legittimo sul piano politico, un po’ meno su quello dell’opportunità, se non in altro in ragione dei 44 miliardi di euro di scambi commerciali annui tra i nostri due paesi.

L’Italia non si sposterà dalla posizione assunta: o c’è il controllo materiale e diretto di Fincantieri di Stx oppure salta l’accordo.

Un Paese serio – a prescindere dal colore politico di chi temporaneamente lo guida – agisce secondo le regole e cercando in questo ambito di tutelare i propri interessi. In Italia oltre 1,2 milioni di posti di lavoro sono assicurati da aziende a guida “straniera”, che producono un fatturato annuo complessivo superiore ai 500 miliardi di euro. La bilancia commerciale tra Italia e Francia è in positivo di 11,4 miliardi di euro: significa che la differenza tra quanto importiamo e quanto esportiamo è nettamente a favore delle nostre aziende e la nostra economia.

Chi propone di applicare sanzioni o ritorsioni nei confronti della Francia se non si “piega” alla nostra volontà, non conosce nulla di diritto internazionale e non fa gli interessi della nostra economia.

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