Il “piano Draghi” per il rilancio dell’economia dell’Eurozona è partito all’inizio del 2015 e si appresta nei prossimi mesi ad essere progressivamente allentato, fino alla sua chiusura definitiva verso la fine di quest’anno.

Quello che tecnicamente viene definito “QE” (Quantitative Easing) altro non è che uno strumento di politica monetaria che le banche centrali possono utilizzare per immettere liquidità all’interno del sistema finanziario, stimolando così la crescita economica e la ripartenza del tasso di inflazione dei prezzi.

Nello specifico, fino ad oggi la BCE ha acquistato mensilmente (talvolta in maniera anche massiccia, si veda il caso del “bazooka” di inizio 2015) i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona e altre obbligazioni (quelle emesse, ad esempio, da regioni ed enti locali). Obiettivo: immettere nuovo denaro nell’economia europea, incentivare i prestiti verso le imprese e far crescere l’inflazione. Comunemente la crescita dei prezzi è percepita come qualcosa di negativo: al contrario, il rischio della deflazione, ossia il crollo dei prezzi (con le imprese che guadagnano meno, riducono la loro produzione e rinunciano a nuove assunzioni) è ben peggiore per la tenuta della nostra economia. È per questo che tenere il tasso di inflazione attorno al valore del 2%, obiettivo fissato dal governatore Draghi, può solo giovare al nostro sistema.

 

Quali sono i rischi per il nostro Paese dopo la fine del QE? Gli obiettivi sperati sono stati raggiunti?

 

Innanzitutto il tasso di inflazione dell’Eurozona si è attestato ad aprile all’1,24%, lontano dunque dal tetto del 2%. In più, una volta che la BCE finirà con il suo piano di acquisto di 30 miliardi al mese di titoli di Stato, l’Italia e gli altri Paesi dovranno affrontare da soli gli investitori nelle aste in cui verranno collocati i titoli nazionali.

La mancata credibilità che l’attuale governo ha a livello internazionale (si veda l’andamento dello spread, che con il governo Renzi aveva toccato il punto più basso degli ultimi anni) è il segnale evidente di come la speculazione finanziaria sia in agguato e senza il paracadute del “piano Draghi” il rischio per i conti pubblici è serio.

Che inizino a governare per davvero questo Paese, mettendo da parte la campagna elettorale e le promesse irrealizzabili: se non si passa al più presto dagli spot per il consenso al buonsenso, a rimetterci saranno i cittadini e i loro risparmi, con buona pace di ogni tentativo di salvataggio messo in campo negli ultimi anni.