Oltre 100mila persone hanno visitato la mostra “L’Eterno e il tempo, tra Michelangelo e Caravaggio” chiusa il 17 giugno a Forlì. Un’esposizione dalla bellezza straordinaria, a partire dall’allestimento della chiesa di San Giacomo per la prima volta utilizzata a questo scopo. Il successo di pubblico conferma che le grandi mostre a Forlì – rese possibile dalla virtuosa collaborazione tra Comune e Fondazione – vanno confermate; ciò su cui c’è bisogno di lavorare di più, semmai, è potenziare l’investimento per “spalmare” la ricaduta di questi eventi su tutto l’entroterra.

Serve allora un progetto più ampio di quello espositivo. Senza un’offerta capillare, organizzata in un unico itinerario e commercializzata nei mercati di settore da professionisti appositamente dedicati, diventa difficile cogliere l’enorme potenziale di questi eventi.

Le grandi mostre sono il fiore all’occhiello di una città che negli ultimi anni si è affermata in Italia come città d’arte e di cultura, ma che è caratterizzata anche da un fermento di associazioni, operatori, artisti, appassionati, giovani e meno giovani, enti pubblici e privati che su tutto il comprensorio Forlivese sono attivi durante tutto l’anno in ogni settore. Se questo Governo confermerà il riconoscimento annuale (e non è detto visti gli annunciati tagli alla cultura), Forlì e il suo comprensorio dovrebbero candidarsi a Capitale italiana della cultura nei prossimi anni.

Non so se riusciremmo a vincere il titolo, ma certamente sarebbe uno sforzo ben speso perché la candidatura impone l’elaborazione di un progetto unitario di ciò che si vuol fare sulle politiche culturali e su tutte le azioni ad essere connesse. Una sorta di piano strategico per la città e il territorio di domani.

Se non ci prova una città di provincia che da oltre un decennio riesce a organizzare mostre da oltre 100mila visitatori; con eventi di richiamo internazionale; un campus universitario d’eccellenza e corsi di laurea tra i migliori del Paese; un comprensorio che va dalla montagna fino a pochi km dal mare; giacimenti storici che hanno segnato la storia del Novecento; paesaggi naturalistici unici e riconosciuto dall’Unesco; prodotti eno-gastronomici di impareggiabile qualità; se non ci prova – dicevo – un territorio con tutto questo e molto altro, chi deve provarci?
Con un po’ di orgoglio, ambizione e spirito unitario, si può fare.

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