Nella giornata Onu per la salvaguardia del pianeta è giusto interrogarsi sui grandi cambiamenti climatici come sui piccoli gesti che ciascuno di noi può compiere per farvi fronte. C’è un livello di impegno, poi, che non riguarda solo i governi nazionali o gli organismi internazionali; è ciò che possiamo fare in Romagna. La Diga di Ridracoli è stata l’opera più colossale mai realizzata: è capace di contenere 33 milioni di metri cubi d’acqua, oltre i quali si verifica questo spettacolo straordinario della tracimazione, quest’anno più lungo del solito. Bene, ma non benissimo direbbe qualcuno. Si perchè se anzichè far convogliare tutta l’acqua “in più” nel fiume ne potessimo custodirne almeno una parte per i momenti di bisogno, magari attraverso piccoli invasi, avremmo dato una risposta corretta ai cambiamenti che impattano anche da noi.

Sono già almeno 12 milioni i metri cubi di risorsa idrica che quest’anno per effetto delle precipitazioni abbondanti dell’inverno e dell’inizio primavera sono “tracimati” e finiti nel fiume; se almeno una parte di questi (non dico tutti, ma diciamo almeno la metà) ci porrebbe al riparo dal rischio siccità che anche quest’anno, nonostante le piogge e le nevicate, potrebbe presentarsi. Attenzione, sbaglia chi pensa che sia un problema che riguarda i comuni di crinale. No, riguarda tutto il territorio romagnolo.

Oggi all’incirca un milione di persone sono servite dall’Acquedotto di Romagna, gestito da Romagna Acque, azienda a capitale interamente pubblico, con l’incognita dell’impatto del turismo sui consumi (che per fortuna è in crescita perchè aumenta il numero di visitatori soprattutto sulla Riviera, ma questo pone un problema anche di utilizzo dell’acqua).

Penso sia arrivato il momento di pensare seriamente a come gestire questo problema: perchè non è affatto detto che tra nevicate, piogge e ondate di maltempo quest’estate saremo esenti dal rischio siccità. Allora più che problema, proviamo a chiamarla “opportunità”.

Se, invece di lasciare tutto così com’è, avessimo la possibilità di conservare l’acqua “in eccesso” magari in piccoli invasi da costruire a monte della Diga, con la possibilità di attivarli nei momenti di necessità, avremmo diversi vantaggi. 1) una minor dispersione di acqua; 2) una maggior ‘sicurezza idrica’ in caso di bisogno; 3) una qualità dell’acqua superiore e a disposizione anche di zone non collegate direttamente alla Diga (vedi ad esempio Modigliana, rimasta senz’acqua la scorsa estate); 4) i luoghi in cui troverebbero sede i piccoli invasi potrebbero diventare anche poli di attrazione turistica, come lo è diventata la Diga.

E’ il momento di compiere passi concreti perchè si tratta di opere che richiedono molti anni per essere realizzate; e di tempo per rispondere ai cambiamenti climatici se n’è già perso fin troppo. So che Romagna Acque e il prof. Armando Brath (che ho ospitato in un mio evento a Meldola in gennaio per parlare proprio di questo) stanno già lavorando a diverse ipotesi ed è positivo.

La tecnica è importante, ma non basta; servono la politica, il coraggio e la generosità. Sì perchè chiunque decida di condividere questa sfida, deve sapere che non saranno gli eletti di oggi a tagliare il nastro di queste opere, bensì quelli di domani. Ma chi oggi si adopera per dare una risposta a questo bisogno, potrà dire di aver fatto qualcosa di utile e du grande per la propria comunità.

Categorie

Iscriviti alla Newsletter