Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Dpcm contenente il Regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia e riduzione degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche, su proposta del Ministro della Giustizia e di concerto con il Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

> Le slides del ministro: la nuova organizzazione del ministero

Si riducono da 61 a 36 le direzioni, i dirigenti di seconda fascia da 1.600 a 712, i provveditorati sul territorio da 16 a 11. Per un risparmio annuo di 64 mln di euro. La nuova struttura del Ministero consentirà l’innalzamento dei livelli di efficienza degli apparati centrali e assicurerà, al contempo, un supporto più performante all’attività degli uffici, oggi impegnati in progetti di innovazione organizzativa e tecnologica di assoluto rilievo per il servizio al cittadino. Le finalità di riorganizzazione è concretamente attuata attraverso la eliminazione delle duplicazioni delle strutture organizzative aventi competenze omogenee e con la valorizzazione delle esperienze tecnico-professionali già maturate in taluni settori dell’amministrazione.

In tale prospettiva si è proceduto a istituire delle Direzioni generali con competenze trasversali:
un’unica direzione generale degli affari giuridici e legali, inserita nel Dipartimento per gli affari di giustizia, per la gestione della materia di contenzioso nel quale è interessato il Ministero;
un’unica direzione generale delle risorse materiali e delle tecnologie, inserita nel Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi ove sono state fatte convergere le funzioni relative alle procedure contrattuali del Ministero.

Di portata innovativa è, poi, l’istituzione della Conferenza dei capi dipartimento, con compiti di programmazione, indirizzo e controllo per il coordinamento delle attività dipartimentali, in particolare in materia di contenzioso, politiche del personale e di gestione delle procedure contrattuali del Ministero.

Viene, poi, modificato anche il volto del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, attribuendo la competenza in materia di esecuzione penale esterna alla Direzione generale per l’esecuzione penale esterna. Tale significativa modifica organizzativa valorizza la funzione di gestione dell’esecuzione penale esterna che non è solo limitata ai minori, ma anche agli adulti, nella considerazione dell’unità di fondo che attiene ad una logica comune dell’attività trattamentale esterna: quella dell’accentuazione della prospettiva della risocializzazione e del reinserimento nel territorio.

Infine, il regolamento realizza la finalità del decentramento amministrativo, mediante l’istituzione di tre direzioni regionali dell’organizzazione giudiziaria e la ridefinizione delle competenze dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, previsti in numero di 11.