Ho partecipato a Milano Marittima alla consueta anteprima estiva della grande mostra del San Domenico in programma nei primi sei mesi dell’anno prossimo. Ad anticipare i contenuti dell’esposizione, il curatore e organizzatore, Gianfranco Brunelli. 

Si è scelto il Cinquecento, un secolo molto complesso e denso di avvenimenti storici, sociali e religiosi di enorme portata. Sarà l’occasione per riaffermare il ruolo centrale che Forlì in questi anni ha saputo conquistarsi nel panorama delle città d’arte, ma anche per attrarre persone da molte parti d’Italia e non solo. Per questo serve lavorare ad un ulteriore salto di qualità, che amplifichi ulteriormente l’impatto che questi eventi organizzati da Fondazione Cassa dei Risparmi e Comune di Forlì sono in grado di produrre non solo sotto il profilo culturale, ma anche dal punto di vista turistico-economico.

La collaborazione con Cervia, che dura fin dalla prima mostra dedicata al Palmezzano, è l’esempio che il binomio arte-cultura-turismo può funzionare: lavoriamo per renderlo ancor più efficace e produttivo, coinvolgendo i nostri operatori economici, stimolandoli a sfruttare questo volano di visibilità non solo su Forlì, ma anche per scoprire il territorio circostante. Certo, grandi mostre come queste non si fanno con lo scopo principale di produrre indotto economico e turismo, ma per produrre cultura: tuttavia è ormai acclarato che c’è un potenziale in gran parte inespresso e che invece va sfruttato con il pieno coinvolgimento di tutti gli attori pubblici e privati.

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