E’ in corso una guerra. Silenziosa, ma senza esclusione di colpi. E’ quella dei dazi commerciali tra Stati Uniti e Cina, che sta destando preoccupazione in tutto il mondo e rischia di compromettere l’andamento delle nostre economie nei prossimi mesi. Tre sono i possibili scenari: uno minimo, uno più grave e uno estremo, catastrofico. 
SCENARIO MINIMO. La decisione dell’amministrazione Trump di rialzare le tariffe dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di prodotti importati dalla Cina e l’annunciata ritorsione di Pechino, che consisterebbe in un aumento delle tariffe dell’8% su circa 60 miliardi di dollari di beni importati dagli Stati Uniti, determinerebbe un calo del Pil Usa dello 0,3% nel 2020 e una discesa dello 0,8% del Pil cinese. Tradotto in soldoni questo significherebbe un costo di 29 miliardi di dollari per gli Stati Uniti e di 105 miliardi dollari per l’economia globale.
SCENARIO PIU’ GRAVE. Uno scenario in cui Washington dovesse decidere di alzare il tiro e tassare del 25% tutte le importazioni cinesi negli Usa, provocando una ritorsione della stessa portata da parte di Pechino, determinerebbe una contrazione dello 0,5% del Pil Usa nel 2020, che porterebbe il Pil reale pericolosamente vicino all’1% e costerebbe agli americani circa 45 miliardi di dollari. Per la Cina il danno sarebbe piu’ grave e il Pil subirebbe una contrazione dell’1,3% dimagrendo a un tasso del 5% circa, mentre a livello globale l’economia incorrerebbe in una frenata dello 0,5%.


SCENARIO ESTREMO. Lo scenario estremo e’ quello che prevede una guerra commerciale globale, che dunque andrebbe al di la’ dello scontro tra Usa e Cina. Cio’ comporterebbe aumenti tariffari del 35% da parte degli Stati Uniti su tutte le importazioni cinesi, tariffe del 25% da parte di Washington sulle importazioni globali di auto e Dazi del 10% su tutti gli altri beni importati dall’Ue, da Taiwan e dal Giappone, con ritorsioni equivalenti da parte degli altri Paesi sui beni importati Usa. Questo ‘Armageddon’ tariffario porterebbe ad una contrazione del 2,1% del Pil Usa, che finirebbe in recessione gia’ alla fine del 2019. Per la Cina l’arretramento del Pil sarebbe del 2,5%, mentre l’Europa e il Giappone subirebbero uno stop dell’1,5% delle loro economie. Durissimo anche il contraccolpo sull’attivita’ economica globale, che frenerebbe dell’1,7%. 
La fiducia dei mercati verrebbe scossa in modo molto grave e il contraccolpo sui mercati azionari e del debito costringerebbe le principali banche centrali a prendere misure di stimolo di vasta portata e a ridurre significativamente i tassi di interesse.