Tiene banco in questi giorni, giustamente, la vicenda Ilva. Partiamo subito da quello che da parlamentare della Repubblica ho fatto. Ho immediatamente sottoscritto un emendamento al decreto fiscale che su iniziativa della collega Raffaella Paita, abbiamo presentato come gruppo parlamentare di Italia Viva. Il testo, se approvato, consentirà di introdurre lo scudo penale per chi deciderà di investire su Ilva. Un’azione concreta per togliere ogni alibi ad Arcelor Mittal e mettere al riparo da rischi connessi alla precedente gestione chiunque (compreso Mittal) deciderà di investire su Taranto. Il destino di Ilva è un tema troppo importante per l’Italia per non tentare ogni strada che eviti di bloccare l’industria italiana dell’acciaio. Lasciando da parte polemiche di ogni genere. 

A rischio ci sono, oltre agli 8.200 lavoratori di Taranto, anche i circa 3.500 impiegati nelle aziende dell’indotto, alle quali l’azienda ha già ridotto i contratti di fornitura e servizi. Secondo l’istituto di ricerca Svimez, chiudere l’Ilva provocherebbe una perdita pari all’1,4 per cento del prodotto interno lordo in Italia.Ci si può anche soffermare sul voto in commissione Industria al Senato per fare una strumentale polemica politica che non serve assolutamente a nulla. Tuttavia, la verità è una sola: con il primo decreto del 2015, all’articolo 2, l’allora governo Renzi introdusse l’immunità penale per i fatti pregressi. Con il “decreto crescita” varato dal Governo Lega-M5S e approvato definitivamente a giugno 2019 (articolo 46), quella immunità è stata tolta. Il tentativo di reinserirla c’è stato e non è andato in porto, ma nel frattempo l’azienda aveva già preso le sue decisioni. Come dimostrano le dichiarazioni della multinazionale e come dimostrano documenti precedenti.
Il problema ora è evitare il tracollo dell’azienda che trascinerebbe con sé anche il blocco del piano di risanamento ambientale connesso al rilancio del sito produttivo: un piano necessario per affrontare gli enormi problemi con cui la città di Taranto deve fare i conti.
Il futuro industriale dell’Italia dipende anche da questo polo produttivo, oltre che dalla necessità di mettere in campo un piano di interventi che rilancino il nostro sistema produttivo anche accompagnandolo verso una riconversione energetica. Lo sviluppo e la crescita non possono in alcun modo prescindere dalla sostenibilità ambientale.