Una figura dall’alto profilo istituzionale, con una forte e riconosciuta credibilità internazionale, che sia in grado di interpretare nel pieno delle sue funzioni il ruolo, delicatissimo, di presidente della Repubblica. E’ l’identikit del nuovo Capo dello Stato emerso lunedì sera al “Villaggio Mafalda” dall’assemblea pubblica “Una finestra aperta sul parlamento”, partecipata da ben oltre 100 persone organizzata dal deputato forlivese Marco Di Maio. Un incontro nel corso del quale il parlamentare 29enne ha voluto confrontarsi con i cittadini “per capire quali orientamenti, suggerimenti e obiettivi dovrebbero ispirare la scelta del futuro inquilino del Quirinale”.

Abbiamo bisogno di una figura forte, che sappia tenere unito il Paese – ha detto Marco Di Maio al termine della serata, a cui sono intervenuti elettori e non del Partito Democratico, simpatizzanti e semplici curiosi – e non di scegliere unicamente in base a chi, con più probabilità, potrà conferire un incarico pieno a Bersani o ad un altro/altra del PD. Il presidente della Repubblica dura 7 anni e ha poteri fondamentali per mantenere l’unità e la coesione del Paese: è una scelta troppo importante per affrontarla con un approccio utilitaristico e per risolvere la sola urgenza del presente”. Benchè, ha aggiunto il parlamentare, “subito dopo bisogna prendere in tempi brevi una decisione: o si fa un Governo subito o si torna a votare. Il Paese è allo stremo delle forze, non si può più attendere”.

Sul tema del Quirinale si è concetrata gran parte del dibattito, da cui sono emerse soprattutto due personalità sulle altre: quelli di Romano Prodi ed Emma Bonino. “Entrambe due figure di alto prestigio – ha commentato Marco Di Maio – e che suggerirò in queste ore quando sarò consultato dal mio gruppo parlamentare: sono già stato contattato sabato, ma ho rimandato a dopo questa assemblea un pronunciamento definitivo”.

La serata si è aperta con un video che ha riassunto quanto accaduto nelle ultime tre settimane (e cioè nel periodo intercorso tra l’ultimo incontro di “Una finestra aperta sul parlamento” e quello di lunedì sera), dopodiché si è aperto il dibattito delle persone presenti. Con 5 minuti di tempo a testa, si sono susseguiti numerosi interventi, tra i quali quello del sindaco di Forlì, Roberto Balzani. “In questi giorni ricorre il 25esimo anniversario della morte di Roberto Ruffilli – ha detto il primo cittadino – che va celebrato non perché ucciso dalle Brigate Rosse, ma per l’importanza del suo impegno politico, ancora attuale e ancora centrale per il futuro del Paese. Ruffilli ha basato il suo agire sulla necessità di trovare una soluzione al problema della governabilità, della legge elettorale, di una ampia e organica riforma delle istituzioni. Ne capì prima di tutti l’importanza e per questo venne ucciso”.

Tra le tante persone presenti, anche il consigliere regionale Thomas Casadei e alcuni amministratori pubblici di Forlì e dei comuni del comprensorio. Ha preso la parola Alberto Milanesi, candidato sindaco a Galeata, a cui il deputato forlivese Marco Di Maio ha assicurato il proprio sostegno “essendo un ragazzo che, come tanti di noi, si batte per una politica di cambiamento e rivolta al futuro, ciò di cui ad ogni livello abbiamo bisogno. Una politca non fatta ‘contro’ qualcosa, ma PER costruire”.

C’è anche chi è intervenuto sollevando il tema della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, rispetto alla quale Marco Di Maio ha ribadito che “i partiti politici devono stare fuori dalle nomine e dalla spartizione di poltrone: per questo sono intervenuto pubblicamente nel dibattito aperto. Per chiarire che nè al sottoscritto nè al partito a cui appartengo, importa di indicare nessuna figura alla presidenza. Qualunque sia la scelta che sarà fatta sugli organi della Fondazione (e ho stima per molti nomi che ho letto in questi giorni), sarà frutto delle scelte interne alla Fondazione. Che però ha il dovere di ridiscutere, a mio avviso, l’impiego e la modalità di spesa dei soldi che annualmente (e con merito) stanzia a favore del territorio: perché questo agisce sulle politiche pubbliche e dunque dopo la nomina dei nuovi organi occorrerà una discussione pubblica, aperta e partecipata sulle nuove esigenze che la contemporaneità impone”.

Tante le sollecitazioni e le domande poste sulla possibilità di costituire un Governo. “Non possiamo più attendere – ha ribadito Marco Di Maio – dopo il nuovo presidente della Repubblica bisognerà subito capire se e come l’Italia potrà finalmente avere un Governo legittimato da un voto di fiducia. Il tempo corre, la crisi non aspetta e continua a divorare pezzi consistenti del nostro sistema di imprese e, dunque, a mangiarsi posti di lavoro. O si fa subito un Governo o si torna a votare”.

Come si può tornare a votare con questa legge elettorale?, hanno giustamente fatto notare alcuni interventi. “Questa legge è impresentabile – ha evidenziato ancora una volta Marco Di Maio – per questo ho sostenuto assieme ad altri deputati, guidati dal vice presidente della Camera Roberto Giachetti, la richiesta di una commissione speciale che entro 30 giorni deliberi un testo di riforma della legge elettorale da sottoporre alle Camere. Purtroppo non credo riusciremo a ottenerlo, ma insisteremo”.

Al termine dell’incontro c’è anche chi ha rilanciato la provocazione che lo stesso Di Maio, subito dopo le elezioni politiche del 24-25 febbraio, avanzò attraverso una dichiarazione riportata sul settimanale “L’Espresso”: “Se la situazione non si sblocca, provochiamo il Movimento 5 Stelle – ha detto un cittadino – rendiamoci disponibile a sostenere un governo guidato da un loro premier; così vedremo chi proporranno e cosa porteranno in parlamento. Lo spazio per la demagogia e gli annunci è finito, la gente aspetta risposte concrete”. Certamente una provocazione, ma che rende l’idea di quanto sia colma la misura della pazienza e l’aspettativa di una politica che si trasformi da problema e soluzione.