Assieme ad alcuni deputati del Partito Democratico, ho firmato un appello rivolto a tutto il parlamento affinchè si proceda con la costituzione delle Commissioni permanenti. Ciò perchè le commissioni sono il luogo in cui si può cominciare a far lavorare gli eletti sulle cose concrete, sui provvedimenti da assumere, sulle azioni urgenti da intraprendere. E se c’è una possibilità per trovare un terreno comune di dialogo tra coloro che hanno la responsabilità di votare la fiducia ad un Governo, quella sta solo nel confronto basato sulle cose da fare. Confronto che deve avvenire nel parlamento italiano, eletto dai cittadini, nelle forme in cui è possibile farlo.

E’ vero che ancora non c’è un Governo legittimato da un voto di fiducia e questo esce dalle normali prassi parlamentari e costituzionali, ma quella che abbiamo di fronte è una situazione eccezionale; e lungi da me (e da noi che abbiamo sottoscritto questo appello pubblico) pensare che si possa governare solo col Parlamento e senza un Governo. Riteniamo, però, che insediando le commissioni ci possa essere la possibilità di rimettere il Parlamento al centro del dibattito pubblico e riconsegnarli un ruolo che da anni gli è stato tolto e suon di decreti, voti di fiducia e trasmissioni televisive.

Di seguito il testo completo dell’appello, di cui oggi parlano numerose testate nazionali

Ad oltre un mese dalle elezioni abbiamo ancora in carica il governo proveniente dalla precedente legislatura e il Parlamento, di fatto, non ha ancora cominciato la sua operatività.
Questo perchè non sono state ancora costituite le commissioni permanenti, vero e proprio motore politico e tecnico dell’attività legislativa.

Pur consapevoli che la prassi vuole che le commissioni siano formate in seguito alla definizione della maggioranza e delle opposizioni parlamentari, riteniamo che il Parlamento e in particolare il nostro gruppo parlamentare non debba rimanere inerte anche con strumenti che “forzino” le consuetudini, costituendo da subito le commissioni.
Questo è in linea con lo sforzo fatto dal Presidente Napolitano che ha provato a risolvere un rebus tra i più complicati della storia repubblicana con un’innovazione intelligente, visto il contesto, ma certo non risolutiva.

E’ evidente infatti che un governo è necessario, e dovrà farsi il prima possibile. E allo stesso modo, le leggi che investono il bilancio dello Stato hanno naturalmente bisogno di un’iniziativa governativa e quindi di una maggioranza certa.
Occorre considerare però che la nostra Costituzione ha disegnato una forma di governo di tipo parlamentare a maglie larghe, in cui il rapporto fiduciario tra Parlamento e Governo non è ingessato in rigidi schemi procedimentali. Il costituzionalista Leopoldo Elia parlava, in proposito, di norme a “fattispecie aperta”.

Questa richiesta non vuole assecondare dunque velleitarie teorie costituzionali come quella del Parlamento senza governo, sia ben chiaro, ma rilanciare il ruolo della rappresentanza popolare e democratica in una fase estremamente complicata.
Ma punta a valorizzare l’iniziativa parlamentare, anche perché, mai come questa volta in Parlamento, a partire dalla Camera dei Deputati, il PD ha un gruppo parlamentare giovane, competente, rinnovato con le primarie e con il giusto mix di competenze.
Non solo, alla Camera, l’alleanza Italia Bene Comune, ha una maggioranza talmente ampia che può procedere speditamente verso l’approvazione di leggi fondamentali per il Paese.

In questo senso, infatti, va la richiesta anche del gruppo di SEL alla Camera dei Deputati.
Partendo dunque dagli otto punti presentati da Bersani, ad esempio, possiamo subito approvare proposte di legge già depositate dal PD in questa legislatura.
Una strategia che se concordata tra le due Camere può portare il centrosinistra a presentare in Senato proposte di legge già approvate alla Camera, nel giro di poche settimane.
Ciò significherebbe mettere davanti alle proprie responsabilità al Senato, dove non c’è maggioranza, coloro che non hanno voluto accordare al centrosinistra una “fiducia in bianco”.

Significherebbe dare un segnale fuori dal “palazzo”. Altrimenti, in questa fase cosi complessa, non si comprenderebbe un’ulteriore stallo delle Camere alimentando ulteriormente le spesso motivate battaglie anti-casta.
Partiamo dunque dalla Camera e diamo al Paese le risposte che merita per uscire dalla crisi.