Ci risiamo. A distanza di decenni si risvegliano gli antagonisti della diga di Ridracoli e del suo principale protagonista (tra i tanti che hanno concorso alla sua realizzazione), Giorgio Zanniboni. Senza quell’opera oggi la Romagna avrebbe problemi drammatici di approvvigionamento idrico. E’ un merito storico che nessuno può negare e che durerà per l’eternità.

Se, però, oggi la Romagna non si pone il problema di come far fronte ai cambiamenti climatici e ai mutamenti delle precipitazioni, senza preclusioni (nemmeno quella di costruire piccoli invasi), si troverà tra qualche anno in grave difficoltà. Lo dicono i numeri.

Mi risulta che nessuno abbia proposto la realizzazione di una diga delle stesse dimensioni (33 milioni di metri cubi d’acqua) o quasi; inutile creare allarmismi, a chi giova? Ragionare, invece, di piccoli invasi da utilizzare in caso di bisogno, che distribuiscano l’acqua per caduta senza spendere soldi per farla “andare in su”, è qualcosa di pienamente sostenibile oltre che doveroso per pensare ai bisogni futuri.

Non si può a priori negare questa soluzione così come non si può a priori dire che quella dei piccoli invasi è la modalità migliore possibile di affrontare i problemi. Ci sono esperti, gente che ha dedicato la vita a questi temi, che stanno raccogliendo i dati e le informazioni necessarie per consentire ai Comuni di prendere una decisione consapevole e partecipata quando tutte le informazioni saranno disponibili.

Agitare ora questi spauracchi serve solo a creare allarmismi e a dare a qualche forza politica il pretesto per fare un po’ di polemica. In fondo mancano poco più di due mesi alle elezioni e forse questo spiega molte cose.