Finalmente la Rocca dei Conti Guidi a Dovadola potrà tornare a nuova luce. Con un milione e mezzo di euro (1 milione e 490mila, per la precisione), infatti, l’imponente fortezza di epoca medievale potrà essere definitivamente recuperata.

Un risultato straordinario reso possibile grazie all’impegno di tanti. La precedente amministrazione comunale guidata dal sindaco Gabriele Zelli e quella attuale del primo cittadino Francesco Tassinari; dei molti cittadini che avevano scritto al Governo sostenendo questa opzione; di chi a livello istituzionale si è adoperato affinché il progetto dovadolese venisse tenuto nella dovuta considerazione e posso assicurare che era tutt’altro che scontato.

Il monumento è uno dei soli sei interventi destinati all’Emilia-Romagna nell’ambito del bando della Presidenza del Consiglio dei ministri “Bellezza@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati” e tra quelli che hanno ottenuto l’importo maggiore tra i 273 finanziati in tutta Italia. In Romagna l’altro Comune che ha ottenuto un finanziamento è Sarsina (200mila euro per l’antichissima abbazia di San Salvatore in Summano).

Per Dovadola si tratta del finanziamento più consistente mai ottenuto almeno negli ultimi 20 anni. Il recupero di questo bene è una notizia importante anche per tutto il comprensorio, perché poter rimettere a nuovo un monumento di questo prestigio consentirà di rendere ancor più appetibile un territorio pieno di risorse di ogni genere. Il fatto che esista un progetto esecutivo, elaborato dall’architetto Lamberto Giannelli, rende il cantiere potenzialmente operativo in tempi brevi, non appena saranno disponibili le risorse economiche.

Questa notizia consente di dare ulteriore fiato anche al progetto di valorizzazione della Romagna-Toscana, avviata da alcuni comuni di entrambe le regioni. Del resto la rocca dei Conti Guidi a Dovadola era posta volutamente in posizione strategica per controllare la strada che congiungeva la Romagna alla Toscana, facendone di fatto il perno di questa regione. Le origini del monumento (edificato su antichi avamposti longobardi) è datata attorno al XIII secolo, cui seguirono rimaneggiamenti nel XV secolo.

Non si può negare una profonda soddisfazione per questo ulteriore risultato a beneficio del nostro territorio; essere riusciti a cogliere l’opportunità data da un bando specifico per il recupero di beni culturali del nostro Paese, è un obiettivo che si era tentato di raggiungere più volte, purtroppo senza successo. La perseveranza, il lavoro di squadra, il sostegno traversale al progetto ha consentito di raggiungere la meta. Ora avanti insieme per avviare al più presto il cantiere e completare i lavori.