Il 23 maggio di ventisei anni fa, l’Italia viveva una delle pagine più tristi e dolorose della sua storia recente. Una infame esplosione portava via la vita del magistrato Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre ragazzi della loro scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il 19 luglio di quell’anno poi stessa sorte toccava a Paolo Borsellino. Chi ideò e preparò l’attentato, però, non poteva immaginare che la loro battaglia contro Cosa Nostra, le idee di giustizia e legalità che hanno rappresentato con il loro lavoro e il loro sacrificio non sarebbero morte quel giorno. Continuano, infatti, a camminare sulle gambe di migliaia di persone, studenti, magistrati, poliziotti. Di generazione in generazione e noi non lo dimenticheremo mai.

Come non lo dimenticano le centinaia di studenti di tutta Italia che partecipano alla “Nave della Legalità”, che da Civitavecchia ogni anno parte alla volta di Palermo per commemorare la strage di Capaci.
Ieri la sorella di Giovanni Falcone, Maria, da sempre in prima linea per portare avanti gli insegnamenti del magistrato ucciso dalla mafia, ha detto che la lotta contro Cosa Nostra è lungi dall’essere terminata: “Non abbiamo ancora vinto”, ha affermato, “gli insegnanti ci permettono di far camminare le idee di Giovanni sulle gambe di tanti giovani e ci danno la speranza che ce la possiamo fare. Non abbiamo ancora vinto le mafie. E le notizie degli ultimi giorni ci danno la consapevolezza che esiste una mafia silente. Vogliamo continuare a coltivare la speranza”.
Coltivare la speranza ed instillare nelle giovani generazioni il seme della legalità, per impedire che il sacrificio di tutte le vittime di mafia sia stato vano.