Intervista al Corriere Romagna a cura di Giacomo Bedeschi

“Non dimentichiamoci che quella strada si chiama Tosco-Romagnola perché collega il porto di Ravenna con quello di Livorno tagliando, nella provincia di Forlì, la valle del Montone e tutti i suoi comuni”. Mentre si discute sul rifacimento della statale 67 per mettere al passo coi tempi l’unico collegamento tra Forlì e Ravenna c’è chi rilancia e va oltre. «Il Recovery plan è un’opportunità e “vincerà” chi avrà progetti pronti». Ne è convinto il deputato forlivese di Italia Viva, Marco Di Maio, che chiede di ragionare anche sul tratto della statale che da Forlì si arrampica verso il Muraglione e la Toscana.

Onorevole, sarà già un miracolo se si riuscirà a mandare in cantiere la Ravegnana. Non le sembra di correre?

«Assolutamente no. Il tratto che taglia la Vallata è da tantissimo tempo oggetto di ipotesi ma a parte qualche rattoppo si è fatto poco. E siccome è stato aperto un ragionamento sulla Ravegnana dobbiamo necessariamente prendere in considerazione anche il resto del territorio. In passato abbiamo visto progetti sia mastodontici che minimali per ampliare la sede stradale e renderla più veloce ed efficiente. Dico solo che quei comuni hanno un grandissimo bisogno di avere una arteria di collegamento all’avanguardia. Stanno perdendo molti servizi e hanno bisogno di una risposta che potrebbe garantire lo sviluppo del turismo, la creazione di posti di lavoro ed evitare lo spopolamento. Parliamo di zone che un tempo si sarebbero definite svantaggiate».

Di Maio, con quali soldi?

«Come ho detto, sfruttando il Recovery plan. Dobbiamo coinvolgere tutti i Comuni, da Castrocaro Terra del Sole a Portico San Benedetto. Una statale rinnovata aumenterà l’attrattività di quelle zone e ci guadagnerà di riflesso anche la pianura. Qualche anno fa il versante toscano è già stato assegnatario di cospicui finanziamenti per sistemare la statale. Si può dire che sia un atto dovuto».

In che senso?

«La tangenziale di Forlì ad esempio l’abbiamo finanziata perché c’è la statale 67 alla quale agganciarsi. Non avremmo potuto accedere altrimenti alle risorse statali. Pensare al tratto della Tosco-Romagnola che attraversa la vallata del Montone è un dovere, oltre che un’opportunità, nei confronti di territori che tanto hanno dato e poco hanno avuto in cambio in questi anni».

Lei come parlamentare cosa può fare in questo senso?

«Il presupposto è che ci creda il territorio. Altrimenti non si porta a casa nulla. Con l’aeroporto di Forlì ad esempio è stato così. Sono riuscito a fare molto in quel senso perché c’era un progetto nel quale tutte le istituzioni credevano e sul quale puntavano».

Qualche progetto per riqualificare il tratto montano della statale c’era. Che fine hanno fatto?

«Ne ricordo uno, mastodontico, che era stato presentato dalla società ToRo. Costava 240 milioni e prevedeva gallerie e trafori. È chiaro che non è fattibile. Bisogna restare con i piedi per terra. Si possono fare cose meno costose ma altrettanto efficaci. Altrimenti dovremo accontentarci dei soliti rattoppi».

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