Se alziamo per un attimo lo sguardo dai fatti di casa nostra, c’è una vicenda molto importante che merita di essere seguita con attenzione. La visita di Donald Trump in Gran Bretagna (che non a caso si svolge dopo le elezioni europee) ci spiega bene cosa significa stare fuori dall’Unione europea e perché dobbiamo fare di tutto (checché ne dicano i sovranisti di casa nostra)per tenere l’Italia agganciata alla UE. 
La Gran Bretagna quando ha scelto la Brexit, lo ha fatto sapendo di poter contare sulle forti relazioni che la legano a grandi e piccoli Stati un tempo riuniti nel Commonwealth (vale la pena ricordare che la Regina d’Inghilterra è anche sovrana di diversi stati americani: Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Giamaica, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Saint Lucia; e di diversi Stati in Oceania: Australia, Isole Salomone, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea Tuvalu). E su una “special relationship” (relazione speciale) con gli Stati Uniti. 
Evidentemente i britannici non hanno fatto i conti con Donald Trump, un presidente sovranista che non nutre interesse per quello che succede nel mondo a meno che non abbia una diretta influenza sui fatti di politica interna (vedi la questione dazi); così anche la visita di tre giorni, ovvero il massimo previsto dal protocollo, nel Regno Unito da parte di Trump diventa un’occasione per nuove turbolenze. 
Trump non concederà nulla a Londra, né sulle condizioni attuali né sulle condizioni di un futuro negoziato di libero scambio con gli Stati Uniti che sarà necessario in vista dell’uscita dall’Unione europea. Non lo farà perché non ha interesse a farlo, non lo farà perché è già in piena campagna elettorale (il 18 giugno annuncerà la sua ricandidatura alle presidenziali del 2020) e non lo farà perché non ha interlocutori credibili con cui discutere. 
Infatti la premier Theresa May è a fine corsa, il partito conservatore è ai minimi storici e il nuovo Brexit Party di Nigel Farage è ancora troppo giovane per essere considerato affidabile, pur essendo accreditato dalla percentuale di consenso più alta in caso di elezioni anticipate. 
La Gran Bretagna dopo Brexit è entrata in un incubo che sembra non finire. Fuori dall’Unione europea c’è l’ignoto, anche per una grande potenza come quella britannica. E’ bene ragionarne anche in Italia, dove i soli annunci di voler violare regole e patti europei ha fatto riaccendere le spie d’allarme della nostra economia.