Con spirito costruttivo, senza polemiche o difese d’ufficio, voglio proporre alcuni spunti per interpretare la decisione di oggi della Corte costituzionale senza cadere nelle semplificazioni che spesso rendono ancor più incomprensibili temi che già appassionano poco i non addetti ai lavori. Diciamo subito che chi sostiene che l’Italicum è stato bocciato o demolito, commette un errore. Tant’è che la stessa Corte nel suo comunicato ufficiale (lo si può leggere qui https://goo.gl/0AVMV4) spiega che “all’esito della sentenza la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione. Vediamo perchè.

La Corte costituzionale con la sentenza di oggi – le cui motivazioni dettagliate saranno pubblicate tra un mese – ha bocciato il ballottaggio. Scelta di buon senso visto che il secondo turno era stato pensato per un sistema parlamentare mono-camerale o a camera prevalente, come si direbbe in gergo. Il referendum del 4 dicembre ha sancito il mantenimento del bicameralismo “perfetto” e dunque il ballottaggio per la sola Camera non avrebbe potuto esistere.
E’ stata eliminata la discrezionalità per coloro che sono candidati in più collegi di decidere autonomamente in quale collegio essere eletti (ripristinando il sorteggio, come prevede la legge).

Tutto il resto dell’impianto dalla legge approvata dal parlamento, viene confermato. Rimangono i capilista di collegio, rimangono le preferenze, rimane il premio di maggioranza per chi ottiene il 40%, rimane il disegno dei collegi che era stato formulato (e che avevo seguito personalmente come relatore del provvedimento). Rimangono persino le pluri-candidature, ovvero la possibilità di essere candidati come capilista in più collegi fino ad un massimo di 10 (l’aspetto che ho digerito meno quando ho votato questa legge).

Insomma, chi “festeggia” dicendo che l’Italicum è stato bocciato, sbaglia. Chi dice che l’Italicum ha fatto la stessa fine del “Porcellum”, dice una cosa errata. Chi afferma che la Corte costituzionale ha “demolito” l’Italicum, prende in giro le persone. Poi capisco la logica della dialettica tra i partiti, la necessità della polemica politica (è davvero così necessaria) e il bisogno di stare sui media sparandola grossa: ma stando a quanto deciso dalla Corte costituzionale, la verità è questa.