Nel suo discorso d’intenti presentato al parlamento, il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha voluto precisare subito che l’Italia, guidata dal suo governo, tenterà di annullare le sanzioni economiche che colpiscono la Russia e opererà grandi aperture nei confronto della stessa. Frasi ad effetto, di cui però bisogna conoscere la genesi.

Facciamo un passo indietro: perché l’Unione Europea, insieme ad altri Stati, ha imposto le sanzioni all’ex paese sovietico?
Nel 2014 successe qualcosa che non accadeva in territorio europeo da diversi anni: una guerra, combattuta a colpi di artiglieria pesante; un’invasione territoriale di uno Stato sovrano; la presa di potere di una penisola, la Crimea, attuata con la forza. I protagonisti di questo anacronistico scorcio otto/novecentesco furono la Russia guidata da Putin e l’Ucraina di Porošenko. Al di là della mera cronaca degli eventi, ciò che accadde nei mesi di febbraio e marzo del 2014 fece piombare la comunità internazionale in un vortice di preoccupazione e allerta nei confronti di un paese (la Russia) che, dalla caduta dell’impero sovietico, aveva continuato a cercare di risorgere dalle sue ceneri imponendosi, a questo punto anche militarmente, nello scacchiere internazionale.
La Crimea venne presa, manu militari, da milizie filo-russe che indissero un referendum in tutta fretta, svoltosi tra le più grosse irregolarità e mai riconosciuto dalla comunità internazionale, per legittimarne la conquista. Da quel giorno, purtroppo, le zone di confine tra l’Ucraina e la Russia sono diventate un campo di battaglia giornaliero, che ha visto la distruzione di molti villaggi e la perdita di migliaia di vite umane, su entrambi i fronti.

All’indomani della seconda guerra mondiale, sono molti i trattati e gli organismi internazionali (a partire dalle Nazioni Unite, la Convenzione di Ginevra, l’UE, ecc.) che stigmatizzano e prevedono sanzioni in caso di aggressione tra Stati; sanzioni economiche in primis, finalizzate ad allontanare il più possibile risposte militari con conseguenze evidentemente tragiche. E possiamo dire che, nel mondo occidentale, questo sistema ha finora funzionato tutto sommato bene, visto che stiamo vivendo il più lungo periodo di pace che l’Europa abbia mai conosciuto.

Questa logica hanno anche le sanzioni inflitte alla Russia, come conseguenza dell’invasione della Crimea; per ribadire il concetto, fondamentale per la sicurezza globale, secondo il quale qualunque aggressione territoriale verso uno Stato sovrano non possa essere tollerata, si è deciso di imporre sanzioni economiche al Cremlino.

Ora si propone di eliminarle. Una proposta che merita di essere valutata, anche perchè molte piccole e grandi aziende e imprese italiane, che vedevano una parte del loro mercato svilupparsi in Russia, hanno subito gravi perdite conseguenti alla chiusura proprio di quelle fette di mercato. Con conseguenze non solo per i titoli d’impresa, ma anche per i semplici lavoratori e per i cittadini comuni. Non è un caso che il Governo guidato dal presidente Matteo Renzi avesse ottenuto, in sede europea, che queste sanzioni non venissero rinnovate automaticamente, ma fossero ridiscusse ogni 6 mesi (contro la volontà di alcuni Stati, tra cui la Germania). Dunque servono cautela nella riflessione e fermezza nella decisione.

Tutto il contrario di quel che sta facendo il presidente Conte. Sentire il capo del governo di un Paese come l’Italia, fondatore dell’UE, membro della Nato, ipotizzare un veto in sede europea per il rinnovo delle sanzioni, dovrebbe farci preoccupare: un veto in tal senso spaccherebbe il fronte europeo e ci farebbe piombare in un isolamento internazionale che non possiamo permetterci.

Sorprende e dispiace molto che il capo del governo di uno Stato come l’Italia non abbia sentito la necessità, nel proclamare grandi aperture nei confronti della Russia putiniana, di spendere una sola parola per stigmatizzare il mancato riconoscimento di molti diritti civili e sociali, la libertà di stampa, di informazione e di opinione; nemmeno una parola sulle decine di giornalisti uccisi, sulla reclusione del principale oppositore politico e su altre questioni incompatibili con i valori europei.

Si adombra quasi il sospetto che i partiti di governo abbiano la necessità di rendere una qualche forma di riconoscenza nei confronti della Russia, magari con riferimento anche alla sua strategia di influenzare tutte le tornate elettorali occidentali degli ultimi anni. È ormai un fatto che, dal 2014, il Cremlino sia intervenuto attivamente nella diffusione di fake-news a favore di Lega e 5 stelle e non mancano i report che ne forniscono le prove.

È fondamentale che l’Italia ribadisca la sua collocazione internazionale, dentro l’Unione Europa, affianco ai suoi alleati della NATO e non diventi la testa di ponte del Cremlino in Europa e in Occidenete.