“Se si cura una malattia, si vince o si perde, ma se si cura una persona, vi garantisco che si vince, si vince sempre, qualunque sia l’esito della terapia….”. Le parole pronunciate dal medico statunitense Patch Adams e magistralmente interpretate da Robin Williams nel film biografico di qualche anno fa, sono la sintesi migliore di cos’è lo IOR. L’Istituto oncologico romagnolo ha celebrato a Bellaria la sua giornata del volontario e anche quest’anno ho avuto il piacere di condividere assieme a centinaia di persone questo momento così carico di significati, emozioni, passioni. 

Lo IOR, presieduto dal prof. Dino Amadori, è una delle realtà più belle e vitali della Romagna, grazie al suo impegno su tutto il territorio della Romagna ogni anno contribuisce a sostenere l’attività dell’IRST, l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori. Una di quelle realtà che si definiscono “eccellenze” del territorio e che lo sono per davvero.

Ci sono alcuni numeri che più di ogni altra parola spiegano la grandezza di questa organizzazione: oltre 500 volontari operativi, più di 34mila persone che hanno donato il 5×1000 in dichiarazione dei reditti cui si aggiungono 15mila sostenitori; 10 sedi e 106 punti informativi in Romagna; migliaia di persone assistite.

Si deve allo IOR la fondazione dell’IRST di Meldola assieme a soci pubblici e privati (fondazioni bancarie, un privato ‘speciale’); senza probabilmente non sarebbe mai nato. Si deve allo IOR e ai suoi volontari anche il sostegno costante che il territorio in questi anni ha assicurato all’istituto, permettendo ai professionisti che ci lavorano di far crescere la struttura sotto il profilo scientifico, medico, della ricerca. E’ un percorso virtuoso per i cittadini che non va fermato, anzi, bisogna lavorare per rafforzarlo sempre di più: completare il progetto di rete oncologica, potenziare l’integrazione con gli ospedali romagnoli, lasciare da parte i campanilismi territoriali per mettere davanti a tutto la salute delle persone.

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