Uno strumento in più per la lotta contro la mafia. E’ quello di cui la Giustizia italiana sarà dotata dopo l’approvazione del parlamento della modifica del codice penale che è già stata approvata oggi (martedì 16 luglio) alla Camera. Per diventare legge ora occorrerà il via libera definitivo del Senato, che speriamo arrivi in tempi brevissimi.

Si tratta di una modifica che va a colmare il vuoto legislativo che comprendeva tra le modalità dello scambio politico-mafioso solo lo scambio di denaro. La modifica dell’articolo 416 ter, infatti, introduce anche altre modalità di ‘compravendita’ dei voti da parte della criminalità, conferendo rilevanza penale a tutte le altre forme con cui si svolge lo scambio politico-mafioso: e quindi infiltrazioni negli appalti, facilitazioni nelle autorizzazioni, assunzioni facili e “altre utilità” acquisite (o promesse) in cambio del voto.

Sono orgoglioso di aver contribuito ad approvare questo provvedimento perché è una norma che nasce dalla società, sostenuta da circa trecentomila adesioni raccolte dalla campagna “Riparte il futuro”, promossa da Don Ciotti (il fondatore di Libera) e alla quale avevo aderito in campagna elettorale da candidato alla Camera, assumendomi l’impegno di contribuire a fare approvare questa importantissima modifica (tanto che venni insignito con il braccialetto bianco, assieme ad altri 250 parlamentari) nei primi cento giorni della legislatura. Ne sono orgoglioso anche perché penso che quanto abbiamo fatto sia un atto concreto e tangibile che va in una direzione da tanti anni auspicata, ma mai praticata: ossia contrastare con forza le varie modalità con cui si esercita lo scambio politico-mafioso, quel rapporto malsano che si è venuto a generare in alcune aree del Paese tra il potere politico e quello criminale.

Certo, non bisogna abbassare la guardia: con questa norma non abbiamo portato a termine la lotta contro le mafie (e uso il plurale non a caso). Tutt’altro. E’ ormai noto come la criminalità organizzata abbia assunto un’articolazione che si estende su un territorio geograficamente molto ampio e molto in profondità nel tessuto economico e sociale del Paese. Questo atto, però, va ad irrobustire le misure a disposizione dello Stato per contrastare l’avanzata della criminalità. Continuiamo a impegnarci con la stessa determinazione affinché battersi contro la mafia e i mafiosi non sia un atto di eroismo ma una prassi quotidiana, diffusa e patrimonio di tutti gli italiani.

Nella foto, assieme ad alcuni altri deputati ‘braccialetti bianchi’ che hanno aderito alla campagna “Riparte il futuro”