L’Italia ha perso. No, ovviamente non sto parlando dei mondiali di calcio, ma di qualcosa di più importante. La nostra posizione al Consiglio europeo di giovedì e venerdì è stata travolta dai veti e dall’isolamento in cui ci ha cacciato il Governo. Non ci trovo nulla di positivo in questo e rifuggo dalle letture di chi (anche nel mio partito) esulta per l’esito del vertice.

Cosa è successo? Sostanzialmente si sono fatti solo passi indietro rispetto ai punti di partenza (qui il documento finale approvato al termine del vertice). E’ stata eliminata qualsiasi possibilità di modificare gli accordi di Dublino che obbligano i paesi di primo approdo a farsi carico da soli della gestione dei migranti; è stato cancellato l’obbligo del ricollocamento, che ora sarà attivo solo “su base volontaria”; i migranti che si trovano in uno stato diverso da quello di primo approdo, dovranno obbligatoriamente tornare non “a casa loro” ma nel primo stato europeo in cui hanno messo piede, cioè “a casa nostra”, in Italia. Non è un caso che gli unici ad esultare davvero per l’accordo siano paesi come l’Ungheria di Orban, che ormai è sempre più lontano dall’essere uno stato democratico.

L’Italia ha bisogno non solo di un governo, ma anche di persone che abbiano la forza di farsi rispettare. Battere i pugni sul tavolo è un’espressione che fa presa sui media, ma purtroppo non funziona quando devi trattare con altri 27 stati e le decisioni si prendono all’unanimità.

Al di là delle differenti opinioni politiche e delle differenze che rimangono, da italiano spero davvero che ingranino un’altra marcia, ne va dall’interesse e del futuro della nostra comunità nazionale. Perché si può, anzi si deve fare un’opposizione senza sconti al Governo; ma non saremo mai all’opposizione dell’Italia.

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