Sbollita la sbornia per lo straordinario successo della assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano e Cortina, è ora di mettersi al lavoro. Il fatto che Beppe Sala, da sindaco di Milano, sia alla guida della macchina organizzativa è una buona rassicurazione. Con Expo ha svolto un lavoro eccezionale arrivato a macchina già avviata e inceppata, quando in pochi scommettevano che il 1º maggio 2015 l’Italia sarebbe stata pronta ad offrirsi al mondo nel migliore dei modi.

Errori da evitare per le Olimpiadi, dove alla doverosa trasparenza su tutto servirà la massima cura nella gestione dei costi per evitare che le spese siano drammaticamente più alte rispetto ai preventivi. È successo per molti eventi analoghi in passato (quasi tutti), è bene che questa volta il fenomeno sia almeno limitato.

Questa volta si parte avvantaggiati perché il 93% delle sedi di gara esistono già e vanno solo ristrutturate. Le spese di gestione dovrebbero arrivare a un miliardo e 170 milioni, meno di quanto si spese nel 2006 per Torino. Complessivamente, però, si stima che l’evento porti al Paese 2 miliardi e 300 milioni di euro di Pil aggiuntivo, 5500 posti di lavoro in più dal 2020 in avanti e 8500 nell’anno dei Giochi e un indotto di circa 75mila piccole e grandi manifestazioni che nei prossimi anni verranno organizzate in vista delle Olimpiadi.

Ci saranno ricadute anche per gli anni precedenti e successivi: aumenteranno i turisti (Milano prima di Expo, ad esempio, era visitata da 5 milioni di persone l’anno, oggi sono 9), aumenterà il valore degli immobili, ci saranno circa un milione di persone che solo nel periodo dei Giochi soggiornerà in case ad affitto temporaneo.

Se l’Italia, come credo, saprà cogliere questa opportunità, sarà una grande spinta per tutti. E se saremo bravi e intraprendenti, anche la Romagna potrà ritagliarsi uno spazio al sole in termini promozionali ed economici. Adesso tocca a noi.