Nell’immagine sopra: nel novembre 2015 a Rimini, a Ecomondo, ho bevuto dal tubo di scarico di un veicolo a idrogeno che anziché Pm10 genera acqua distillata.

Grazie al precedente Governo, l’Italia ha finalmente adottato la direttiva europea che consente di eliminare i vincoli allo sviluppo della mobilità a idrogeno. Adesso al di là degli atti formali, servirebbero investimenti che favoriscano la realizzazione di una infrastruttura: purtroppo rispondendo alla mia interrogazione, è emerso che di fatto il Governo non sta facendo nulla, nemmeno l’elaborazione di una strategia su come dotare anche il nostro Paese di una rete di distributori a idrogeno in grado di favorire una mobilità alternativa e pulita. Ci si riempie la bocca con la parola ‘sostenibilità’ e poi nei fatti non si conclude nulla.

Con l’adozione della direttiva, l’Italia si è impegnata nella creazione di un adeguato numero di punti di rifornimento per l’idrogeno, accessibili al pubblico, entro il 31 dicembre 2025. E’ stimato che entro tale data per consentire la circolazione di vetture ad idrogeno per lunghe distanze sul territorio nazionale (lungo le autostrade, ogni 200 km o presso le superstrade o strade con traffico internazionale), occorreranno 25 stazioni.

Contrariamente a molti altri Paesi europei, l’Italia ha un’unica stazione che si trova a Bolzano, sulla A22. Nell’impianto si produce idrogeno tramite energie rinnovabili, si stocca e si utilizza per rifornire veicoli a celle a combustibile (autobus utilizzati per il trasporto pubblico urbano, oltre a un parco vetture destinate al noleggio). Sarebbe importante almeno completare il ‘corridoio verde’ dell’autostrada dell’idrogeno che parte dal nord europa e si ferma a Bolzano programmando investimenti che giungano almeno fino a Modena per completare tutto il tratto dell’A22.

Rispetto allo zero assoluto che questo Governo sta programmando su questo capitolo noi proporremo, invece, investimenti ed incentivi per favorire investimenti pubblici e privati che ci mettano almeno al pari con altri Stati europei che sono già in fase di sviluppo avanzato di questa tecnologia.