Penso che al giorno d’oggi inaugurare un teatro sia come inaugurare una scuola: non ci può essere investimento più azzeccato di quello fatto sul futuro, sui giovani, sulla cultura, sulla conoscenza. Quando questo avviene in un piccolo comune, il suo valore è ancora maggiore. E’ il caso di Modigliana, che sabato 22 marzo ha inaugurato il suo nuovo teatro dei “Sozofili”.

Un’operazione da quasi un milione di euro (cofinanziata da Comune, Regione, Fondazione Cassa dei Risparmi) voluta, progettata e realizzata interamente da persone del posto. Il che ha reso il giorno dell’inaugurazione una vera e propria festa, un momento di grande orgoglio collettivo che ha reso in maniera lampante a chi era presente (ed io ho avuto la fortuna di esserlo su invito del sindaco Claudio Samorì) il senso palpabile di ciò che significa la parola identità.

Significa, a mio parere, ritrovarsi attorno ad una tradizione, a dei simboli, a dei luoghi e a dei personaggi che tutti insieme costruiscono la storia e la cultura di un luogo. Ecco perché il reticolo di comuni e frazioni che caratterizza il territorio romagnolo (e anche quello italiano) va non solo conservato ma valorizzato; perché può essere un motivo di attrazione per il pubblico, generare indotto turistico e – perché no? – attrarre anche investimenti esterni. La nuova organizzazione amministrativa del territorio forlivese (che ha scelto di unire tutte le amministrazioni comunali nell’Unione dei 15 Comuni della Romagna Forlivese) va in questa direzione; è il tentativo di organizzare meglio la pubblica amministrazione, senza snaturare l’identità dei comuni più piccoli; ma, anzi, aiutarli in una logica di reciproco sostegno a vincere le sfide del futuro. In poche parole: innovare senza perdere le radici. Si può fare, lo stiamo facendo, continueremo a farlo.