Si torna a parlare dell’ipotesi di trivellazioni sul territorio provinciale di Forlì-Cesena. L’avevo già fatto in aprile, quando ottenni una risposta dal Ministero dello Sviluppo economico ad una mia interrogazione, e lo rifaccio ora: non ci sono i permessi non solo per fare trivellazioni, ma nemmeno per compiere i sondaggi esplorativi. Per poter fare queste “indagini” serviranno altre autorizzazioni, la valutazione di impatto ambientale e l’intesa della Regione. ll ministero, poi, ha garantito che nell’eventuale procedura di autorizzazione da parte delle autorità nazionali competenti, saranno tenute nella dovuta considerazione i rilievi delle istituzioni locali e dei cittadini. Non si agitino le legittime preoccupazioni delle persone per ottenere visibilità e, dall’altra parte, si fughi anche a livello locale e regionale ogni dubbio.


Di seguito il testo integrale della risposta alla mia interrogazione, firmata dal sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, a nome del ministro. 

Il permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi «TORRE DEL MORO» è stato conferito con decreto ministeriale 8 febbraio 2017, emanato a valle dell’acquisizione della delibera di Giunta della Regione Emilia Romagna (n. 725) del 10 giugno 2013, con la quale è stata riconosciuta la compatibilità ambientale del programma dei lavori relativo al richiesto permesso di ricerca, e a valle della delibera di Giunta della Regione Emilia Romagna (n. 2124) del 21 dicembre 2015, con la quale è stata espressa l’intesa favorevole della stessa regione.

In particolare si rappresenta che il rilascio di un permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, avviene a seguito di un procedimento unico al quale, ai sensi della legge n. 239 del 2004, come modificata dall’articolo 27, comma 34 della legge n. 99 del 2009, partecipano le Amministrazioni statali e regionali interessate. All’interno dello stesso vengono acquisiti i pareri delle amministrazioni, l’esito della procedura di valutazione di impatto ambientale e, per la terraferma, l’intesa della regione.
L’esito della valutazione ambientale e il rilascio di intesa da parte della regione competente hanno valore vincolante per ogni attività del Mise ai fini del successivo conferimento dei titoli minerari.

Vorrei anche far presente che i Comuni interessati sono stati sentiti in primo luogo dalla regione Emilia Romagna. Infatti, dai contenuti della citata delibera di Giunta della Regione Emilia Romagna (n. 725) del 10 giugno 2013 si rileva che la stessa Regione ha provveduto a dare comunicazione dell’avvio del procedimento inerente all’istanza della Società PO VALLEY OPERATIONS mediante avvisi pubblicati presso la regione stessa, la provincia di Forlì ed i comuni di Cesena, Bertinoro, Forlimpopoli, Forlì e Meldola, nonché, con un’ulteriore pubblicazione su un quotidiano a diffusione nazionale.
Altresì evidenzio che la stessa regione, ai fini dell’emanazione della precitata delibera, ha indetto una conferenza di servizi formata da propri rappresentati, da quelli della provincia di Forlì e da quelli dei comuni interessati citati.

Il Mise con nota del 9 febbraio 2017 ha dato comunicazione ai detti Comuni, dell’avvenuta emanazione del decreto di conferimento del permesso di ricerca TORRE DEL MORO.
Con il decreto di conferimento è stato approvato il programma dei lavori che, a monte delle vigenti norme minerarie, deve prevedere in via solo programmatica la perforazione di un sondaggio esplorativo consequenziale ad un’attività, ad esito positivo, di indagine geologica e geofisica.
Allo stato la Società non può procedere alla perforazione di alcun sondaggio esplorativo, la cui esecuzione potrà avvenire solo a valle di uno specifico procedimento istruttorio che prevede, tra l’altro, l’acquisizione della valutazione d’impatto ambientale e l’intesa della regione.

Al riguardo, si rappresenta che, per gli aspetti di competenza del Mise nell’eventuale fase autorizzatoria del pozzo esplorativo, gli enti locali saranno ulteriormente pienamente coinvolti nella decisione, come previsto dalla stessa legge n. 99 del 2009 e dal regolamento di cui al D.D. 15 luglio 2015 che contempla, tra le amministrazioni comunque interessate al procedimento unico volto all’autorizzazione alla perforazione in terraferma, oltre alla regione interessata, alla provincia e alle Soprintendenze anche i comuni.

L’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo previsto nel programma lavori del permesso di ricerca e di tutte le infrastrutture indispensabili all’attività di perforazione, è accordata con provvedimento dell’Ufficio Territoriale competente del Ministero dello sviluppo economico, a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni statali e locali interessate svolto nel rispetto dei principi di semplificazione di cui alla legge n. 241 del 1990.
La perforazione del sondaggio è subordinata, come sopra evidenziato, a Valutazione d’impatto ambientale e intesa della regione.

Ciò premesso preciso che, nell’ambito dell’ulteriore procedura di autorizzazione, compresa quella di VIA, finalizzata alla perforazione del sondaggio esplorativo si terrà conto di tutte le problematiche ambientali eventualmente rilevate, nonché delle opposizioni alla perforazione medesima avanzate dalle istituzioni e/o dai comitati locali e dai comuni medesimi.

Evidenzio, inoltre, in merito alla regolarità dell’attività di perforazione che, le attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma e in mare, sono svolte sotto il controllo continuo del Mise, in conformità alle disposizioni normative di settore vigenti e sulla base delle prescrizioni imposte dalla competente regione.