Sulla legge elettorale e le riforme, si fa sul serio. Finalmente. E’ da anni che ci si prova e anche in questa legislatura, nonostante i tentativi fatti sin da subito per cambiare la legge elettorale (ricorderai il mio impegno assieme a Roberto Giachetti per l’abolizione del Porcellum, proposta che fu bocciata dal gruppo parlamentare del Pd con soli 34 voti favorevoli su quasi 300 componenti e poi ovviamente bocciata anche dall’Aula) ancora si era visto poco di concreto.
Grazie all’accelerazione voluta dal nuovo segretario del PD, Matteo Renzi, il 27 gennaio in aula alla Camera comincerà la discussione generale sulla nuova legge elettorale. Il testo formale è in fase di definizione, ma queste sono le linee guida:

Proposta di modifica della legge elettorale
Per la Camera dei Deputati:
Il modello prevede una distribuzione dei seggi con metodo proporzionale, con l’assegnazione di un premio di maggioranza eventuale e limitato e l’attribuzione dei seggi su base nazionale. In particolare, alla lista o alla coalizione di liste che abbiano conseguito il maggior numero di voti viene attribuito un premio di maggioranza pari al 18% del totale dei seggi in palio.
Tale premio tuttavia viene assegnato esclusivamente se la lista o la coalizione di liste maggiore ha conseguito almeno il 35% dei consensi.
In seguito all’attribuzione del premio di maggioranza una lista o una coalizione di liste non può in ogni modo ottenere un numero di seggi superiore al 55%. L’eventuale parte del premio eccedente viene redistribuita fra le altre liste o coalizioni.

Qualora nessuna lista o coalizione di liste raggiunga la soglia, si svolge un secondo turno di ballottaggio fra le prime due liste o coalizioni di liste. Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti. Alla lista o coalizione di liste che risulta vincitrice viene attribuito un premio di maggioranza pari al 53% del totale dei seggi in palio. I restanti seggi vengono distribuiti proporzionalmente a tutte le altre liste e coalizioni di liste.

Le soglie di sbarramento sono pari al 12% per le coalizioni, al 5% per le liste coalizzate e all’8% per le liste non coalizzate.
Sono introdotti criteri per evitare il fenomeno delle cosiddette “liste civetta”.

I seggi vengono distribuiti su circoscrizioni molto piccole (da 4 a 5 seggi in palio al massimo), in modo che i nominativi dei candidati possano essere stampati direttamente sulla scheda. Le liste sono bloccate e corte, per cui vale l’ordine di presentazione in lista ai fini dell’attribuzione dei seggi utilizzando criteri che garantiscano il riequilibrio di genere.

Per il Senato della Repubblica:
Fermo restando l’impegno ad eliminare l’elezione diretta dei membri del Senato, tuttavia, quale “clausola di salvaguardia”, occorre inserire delle disposizioni medio tempore applicabili anche per il Senato. Per il Senato sono quindi stabilite le medesime modalità di assegnazione dei seggi, con le stesse percentuali e soglie di sbarramento della Camera.

Per garantire l’elezione a base regionale prevista dall’articolo 57 della Costituzione è stabilito un metodo che assicuri l’attribuzione dei seggi anche del premio sul base interamente regionale.
Più in generale, l’impianto delle norme per il Senato è analogo a quello per la Camera.