Ciò che avevamo chiesto qualche giorno fa attraverso un’apposita interrogazione al ministro Erika Stefani si è verificato: la settimana scorsa si è tenuto a Roma un incontro tra il Presidente Bonaccini e la ministra per gli Affari regionali. L’obbiettivo era quello di giungere alla definizione del percorso che porterà la nostra regione ad una maggiore autonomia, la cosiddetta “autonomia rinforzata”.

Questa possibilità viene espressamente indicata dalla Costituzione all’articolo 116, dove si indicano anche i passaggi necessari affinché una regione ottenga questa possibilità: l’iniziativa deve partire dalla regione stessa, dopo essersi consultata con gli enti locali (e le rappresentanze economiche, sociali ed istituzionali); la legge, infine, dovrà essere approvata a maggioranza assoluta dal parlamento. È esattamente questo il percorso che la giunta presieduta da Stefano Bonaccini ha seguito in questi mesi, giungendo rapidamente all’accordo del febbraio scorso con il governo Gentiloni e alla promessa di concludere il negoziato con il nuovo governo entro l’anno.

Al tavolo delle trattative col governo Gentiloni a febbraio, c’erano anche altri due presidenti di regione, Luca Zaia e Roberto Maroni, anche loro con l’obbiettivo di ottenere maggiore autonomia per Veneto e Lombardia. Con una differenza: il percorso di queste due regioni è costato ai cittadini complessivamente 64 milioni di euro (50 per la Lombardia e 14 per il Veneto), perché si è deciso che fosse meglio passare da un referendum consultivo che aveva tutto il sapore di strategia politica interna al centrodestra in vista delle elezioni del 4 marzo: la Lega voleva presentarsi come l’alleato più forte tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. Una decisione che ha probabilmente pagato in termini di consenso, ma che è costata decine di milioni di euro. La scelta fatta dalla giunta emiliano-romagnola, invece, ha dimostrato una maggiore responsabilità, dato che ha ottenuto gli stessi risultati presentando una semplice richiesta al governo, senza spendere un euro in campagne referendarie meramente simboliche.

A questo punto cerchiamo di capire in cosa consisterà questa maggiore autonomia:

le competenze per le quali la regione ha chiesto una gestione diretta fanno parte di quelle materie strategiche per aumentare la crescita (che già c’è e si sente nella nostra regione) secondo un modello di sviluppo sostenibile, e per rafforzare e innovare i servizi di cura e sostegno alle persone.

Queste competenze riguardano:
• Politiche del lavoro
• Istruzione
• Salute
• Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema
• Rapporti internazionali e con l’UE

In questo modo si potranno per esempio rimuovere i vincoli di spesa specifici e migliorare l’assetto organizzativo delle strutture sanitarie, come anche programmare l’accesso alle scuole di specializzazione e le borse di studio per i medici specializzandi; si otterrà autonomia nella programmazione degli interventi di difesa del suolo e della costa regionale, di conservazione e valorizzazione di aree protette di cui la nostra regione è ricca.

Saranno riconosciute alla regione la competenza legislativa per regolare e aumentare l’efficacia degli ammortizzatori sociali e l’autonomia legislativa e organizzativa in materia di politiche attive del lavoro.
Per quanto riguarda l’istruzione, la regione potrà adottare un piano pluriennale per definire la dotazione dell’organico e l’attribuzione alle autonomie scolastiche, oppure programmare un’offerta integrativa di percorsi universitari atti a favorire lo sviluppo specifico del nostro territorio.

Questi sono solo alcuni degli esempi delle possibilità che l’autonomia richiesta dall’Emilia-Romagna offrirà alla nostra regione e, come si può intuire, a beneficiarne sarebbero tutti i cittadini emiliano-romagnoli; è perciò fondamentale che si proceda celermente verso l’approvazione di questa legge, visto che sono presenti le condizioni per approvarla.

La nostra è una regione virtuosa, anzi tra le più virtuose in Europa, e in parlamento, se e quando si renderà necessario, saremo pronti a lavorare in maniera unitaria mettendo da parte le diverse appartenenze per agevolare al massimo l’iter del provvedimento. Mi auguro che anche gli altri parlamentari facciano lo stesso.