“Garantire agli italiani che non si tornerà a votare con il ‘Porcellum’ era un impegno preso in campagna elettorale e che rimane anche nonostante la mancata vittoria: non cancellare subito l’attuale legge elettorale, è stato un errore”. Lo ha affermato Marco Di Maio, deputato forlivese, giovedì sera al terzo appuntamento di #OpenCamera, il ciclo di incontri con la cittadinanza organizzati per tenere legato il filo tra il parlamento e il territorio forlivese. “Ho sostenuto la mozione per la cancellazione dell’attuale legge elettorale, che rappresentava una clausola di garanzia: se per caso si dovesse tornare a votare nei prossimi mesi, almeno non lo si faccia con questa legge elettorale. La maggioranza ha deciso di lasciare tutto così, pur impegnandosi ad un futura cancellazione del ‘Porcellum’; ma insisteremo”.

Oltre un centinaio le persone presenti, di ogni tipologia: dall’iscritto al Pd al non elettore, dal bancario all’imprenditore, dal disoccupato all’esodato, fino ai professionisti. Un ricco dibattito, moderato da Andrea Laghi e Michel Alimasi, in cui il comune denominatore è stato uno solo: “dare priorità assoluta al lavoro”. A questo proposito, Marco Di Maio ha assicurato che “il tema è al centro dell’agenda del presidente del consiglio Enrico Letta. Sostenere il lavoro significa anche e soprattutto sostenere le imprese e dunque costruire le condizioni affinché le nostre aziende siano affiancate e non ostacolate dallo Stato. A cominciare da un fisco più equo, incentivazioni per le nuove assunzioni, corsie preferenziali per i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, ma che hanno acquisito una professionalità”.

Ovviamente anche i temi locali sono finiti nel dibattito. C’è chi ha posto il problema di una “Forlì isolata” nel contesto romagnolo. Tesi alla quale il deputato forlivese ha risposto sottolineando che “se il riferimento è alla questione sanità, forse erano altri ad essere isolati… dal buon senso. Non si può far nascere un’azienda sanitaria dalla fusione di quattro aziende, con un valore di oltre 2 miliardi di euro, che deve gestire la salute dei cittadini, senza tutti i dovuti approfondimenti”.

In sala anche molti amministratori, tra i quali il sindaco di Castrocaro Terme e Terra del Sole, Luigi Pieraccini, che ha posto un problema molto concreto: “Il Governo sospenderà il pagamento dell’Imu, ma occorre capire come garantirà comunque quei soldi che avevamo programmato nei bilanci comunali; perché senza il rimborso di quelle somme, si mettono a rischio i servizi”. “E’ vero – ha risposto Di Maio – è un problema concreto al quale il decreto pone mano prevedendo un anticipo di tesoreria”. E in termini di riorganizzazione dello Stato, il deputato ha ribadito che “l’intenzione è quella di procedere verso l’abolizione delle Province, ridefinendo sin da subito la redistribuzione delle deleghe che attualmente sono in capo a questi enti, anche per capire che verrà re-impiegato il personale”.

Infine il riferimento ad un problema annoso, su cui Marco Di Maio (come membro della Commissione Finanze) sarà impegnato direttamente attraverso la responsabilità assunta all’interno di uno specifico gruppo di lavoro dedicato: è la questione del gioco d’azzardo. “Ormai è diventata una piega – ha detto un ragazzo – in molti quartieri e comuni stanno sorgendo piccole case da gioco come funghi, con un impatto sociale sotto gli occhi di tutti. Non si possono lasciare le cose come stanno”.
D’accordo con lui il deputato forlivese: “Bisogna porre un frena e questa proliferazione e imporre regole più stringenti – ha detto – oltre a dover mettere mano ad un serio programma di recupero per le persone malate di ludopatia, la malattia del gioco. I soldi necessari potrebbero giungere riportando la tassazione su queste attività alla fase precedente l’intervento dell’ex ministro Tremonti: oggi le entrate fiscali sono inferiori agli 8 miliardi di euro, se tornassimo anche solo alla precedente imposizione, salirebbero a 20 miliardi”.