Provo a scrivere qualcosa non per convincere qualcuno, ma per raccontare in sintesi cosa è accaduto. Premettendo che considero tutto quello che sta avvenendo sull’elezione del presidente della Repubblica, un disastro politico per il centrosinistra.

LA VICENDA MARINI – Mercoledì sera all’Assemblea dei “Grandi elettori” del centrosinistra (quindi del PD più tutti gli alleati) Pierluigi Bersani si è presentato proponendo Franco Marini come candidato alla presidenza della Repubblica, motivandolo con le qualità politiche e personali della figura di Marini, nonché con il fatto che è stato l’uomo che aveva il consenso più ampio possibile tra le forze presenti in parlamento.

A quel punto si è aperta una discussione ampia, tesa, delicata, complicata, accesa. Alla fine, pur di fronte alla richiesta di prendere tempo e provare a formulare un’altra proposta, si è deciso di mettere ai voti la proposta di Marini. Non con il voto segreto (come avevamo chiesto), ma con il voto palese, cioè l’alzata di mano. Pensando, forse, che questo avrebbe dissuaso i contrari alla proposta-Marini. I sì sono stati 222, i no 90, le astensioni 30. Vanno aggiunti i 43 ‘grandi elettori’ di Sel, che non hanno partecipato al voto. Oltre a tutto ciò, va considerato che oltre 100 persone sono fuggite dalla sala per evitare di votare.

Io sono tra i 90 che hanno alzato la mano per votare no.

Dunque su 497 ‘grandi elettori’ del centrosinistra, ben 277 non hanno votato per Marini nella assemblea interna: cioè la maggioranza! Nonostante ciò si è voluti andare avanti. La mattina dopo, giovedì, alla prima votazione Marini non è passato. Lo hanno votato una parte esigua del centrosinistra, Scelta Civica, Lega Nord e Pdl. Io non l’ho votato. Alla prima votazione ho votato per Romano Prodi.

LA VICENDA PRODI – Personalmente sin dal minuto successivo all’insuccesso di Marini, mi sono mobilitato per trovare consenso sul nome di Romano Prodi. Stimo Rodotà, l’ho conosciuto per ragioni professionali e lo voterei. Ma so per certo, perché li ho contati, che il Pd non lo voterebbe in maniera compatta e non arriverebbe alla maggioranza richiesta di 504 voti.

Giovedì sera si sono susseguite riunioni e contatti. A Roma è arrivato anche Matteo Renzi, che ha incontrato una cinquantina di parlamentari e in maniera compatta hanno deciso di votare Romano Prodi. Nella notte si è sparsa la voce anche di una candidatura di Massimo D’Alema, sostenuta da alcuni parlamentari, ma poi nel cuore della notte si è arrivati – così è stato riferito – alla condivisione di Prodi.

Così venerdì mattina, nella assemblea dei soli ‘grandi elettori’ del PD (Sel aveva già annunciato il voto per Prodi, così come gli altri mini-partiti come Centro Democratico e Psi), Bersani è arrivato proponendo il nome di Prodi. Qualcuno aveva proposto sommessamente di mettere il nome di Prodi al voto, con scrutinio ‘segreto’, ma far emergere subito un eventuale dissenso. Non è passata questa proposta, così la proposta di Prodi (dopo una ovazione di una parte di noi) è stata posta ai voti. Nessuno dei presenti ha alzato la mano per astenersi o votare contro, anche se qualcuno pur essendo in sala non ha partecipato al voto.

Siamo andati alla terza votazione scegliendo scheda bianca (perché Prodi non sarebbe passato con una maggioranza dei 2/3), mentre alla quarta sì, doveva passare. Tra la prima e la seconda votazione di venerdì, si è diffuso il timore che Prodi non ce la potesse fare. Da contatti che avevo preso personalmente e assieme ad altri giovani colleghi, avevo maturato la convinzione che potessero mancare all’appello circa una trentina di voti. Che avrebbe comunque consentito di eleggere Prodi alla quinta votazione. Abbiamo manifestato questa preoccupazione ai nostri vertici, che però ci hanno tranquillizzato.

Comincia lo spoglio e man mano che la presidente della Camera, Laura Boldrini, legge le schede, tenendo il conto dei singoli voti che arrivavano a Prodi, capisco che minuto dopo minuto che si stava consumando un omicidio politico.

LE DIMISSIONI DI BERSANI – Di fronte a questo disastro, Bersani ha convocato l’assemblea dei ‘grandi elettori’ solo del PD. Dopo aver definito ‘traditori’ coloro che non hanno votato per Prodi e aver comunicato che lo stesso Prodi aveva comunque ritirato la propria disponibilità, ha rassegnato le proprie dimissioni che saranno operative da un minuto dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Risparmio qui tutte le considerazioni politiche e personali. Cosa succederà nelle prossime ore non so dirlo. Da lunedì sera, dopo l’assemblea pubblica fatta proprio per parlare di presidente della Repubblica al ‘Villaggio Mafalda’, ho detto che avrei suggerito al mio partito di votare uno tra Romano Prodi e Emma Bonino, a cui poi ho aggiunto Stefano Rodotà. In onestà e coerenza penso che Prodi sarebbe stato il migliore possibile, per il suo curriculum e per il prestigio internazionale che ha. Credo si debba trovare la forza di votare un presidente autorevole e capace. Penso sia un errore chiedere a Napolitano di restare, ma se questa sarà la scelta lo voterò. Penso anche, che una soluzione vada trovata, nella chiarezza. Anche per dare un governo all’Italia, che almeno cambi legge elettorale e riporti il Paese al voto. Ciò che più mi fa male, in ogni minuto, è pensare a quell’Italia che assiste a tutto questo e nel frattempo soffre, sanguina e attende dalla politica soluzioni anziché ulteriori problemi. Posso dire di aver fatto la mia parte, ma non è sufficiente. Al di là dell’opinione che ciascuno può avere di Prodi, dirsi pubblicamente d’accordo su una scelta così importante come quella del Capo dello Stato e poi di nascosto fare il contrario, rende indegni di sedere in parlamento.

Mi batterò finchè potrò per contribuire a fare pulizia e costruire qualcosa di nuovo e credibile.

A presto,

Marco