Abbiamo ratificato alla Camera l’accordo tra l’Italia e la Svizezra. Un passo decisivo per rendere più efficace il contrasto ai meccanismi di elusione ed evasione fiscale. Prevede lo scambio di informazioni tra l’Italia e lo stato elvetico che accoglie circa il 70% dei depositi italiani detenuti all’estero. A ciò si aggiunge la voluntary disclosure con stiamo facendo rientrare, pagando le tasse, i capitali illegalmente fatti uscire, oltre agli accordi con altri ‘paradisi fiscali’ (Vaticano, Liechtestein, ecc.) e l’introduzione del reato di auto-riciclaggio.

Ecco cosa prevede l’accordo.

  • Lo scambio di informazioni sui capitali di cittadini italiani presenti in Svizzera sarà possibile sulla base di una semplice richiesta dell’Agenzia delle entrate. Non sarà più necessario chiedere rogatorie o l’autorizzazione di un magistrato.
  • La richiesta di dati e notizie da parte del fisco non sarà retroattiva: potrà riguardare soltanto atti e informazioni bancarie successive alla firma dell’accordo. La Svizzera esce così dalla black list dei paradisi fiscali, i paesi tradizionalmente poco inclini a diffondere informazioni economico finanziarie.
  • Nel protocollo è prevista la voluntary disclosure (procedura di collaborazione volontaria): chi decide di riportare i capitali in Italia paga le imposte per intero, ma con sanzioni in misura ridotta. Chi non si autodenuncia e cerca di operare qualche movimento sul suo conto bancario rischia di essere accusato del nuovo reato di autoriciclaggio.
  • Nei prossimi giorni l’Italia stringerà accordi simili anche con il Principato di Monaco e con il Liechtenstein.
  • Cambia anche il regime fiscale dei circa 64mila trasfontalieri, gli italiani che lavorano in Svizzera ma risultano residenti in Italia: pagheranno il 60 per cento delle tasse in Svizzera e il 40 per cento in Italia. Non ci saranno più storni dalla Svizzera all’Italia: il frontaliero dichiarerà il suo intero reddito all’Agenzia delle entrate, che poi verserà il 60 per cento a Berna.